Le tue briciole mi affamano
E che la fame è stata una fedele compagna. Assidua, costante, presente, quotidiana.
Ci ho battagliato, ho cercato di ignorarla, di redarguirla, l'ho minacciata, coccolata, ascoltata. Lei nulla, presente.
Ho cambiato strategia, ho cercato di scendere le sue richieste, infinitesimevolmente, perchè non se ne accorgesse. Così sono passata dal pranzo, alla pasta, al panino, alle briciole, a nulla.
Sembrava fatta. Sembrava.
Poi, inaspettatamente vedi due briciole, innocenti, microscopiche. E quando sei lì che le stai toccando con le dita ecco che si spalanca il ristorante più bello che neppure i tuoi sogni avevano osato immaginare.
E' lì.
Ha aperto la porta a te. E dentro puoi assaggiare tutto, ci sono angoli dolci, salati, speziati, pietanze semplici e composizioni elaborate.
C'è dentro un mondo, tanta roba.
E quella fame, che avevo addomesticato, ma non sedato, mi è esplosa nelle viscere.
E mi ha presentato tutto il resoconto dettagliato delle sue rimostranze: chè l'ho abbindolata dicendo che i ristoranti non esistono, i pranzi neppure, la pasta neanche, basta un panino, fanno meglio le briciole, il digiuno è d'oro.
E urla.
E non posso contraddirla, perchè quei sapori, quegli odori, mi sono rimasti addosso, mi hanno cambiata. Esistono.
E adesso urlo io.
AntigoneStella || 09:31 ||
sabato, 29 aprile 2006
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Maestra possiamo giocare? E prendere la plastilina? E le costruzioni? Voglio mamma! Ma io voglio un po' di coccole....Come faccio a chiedere un giorno per andare colì e colà? Il contratto dice che questo è compito mio? Dove si trova Cuba? Fai le fotografie? E un grafico come faccio a farlo?
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Posso avere cortesemente questo? Grazie. Prego. Mi farebbe la gentilezza di.
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(silenzio)
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C'è un prato verdissimo, pieno di gente che passeggia, anziani con i nipotini, biciclette con bambini scoppiettanti, ragazzi che si tengono la mano, un sole caldo e un cielo sereno, sono sull'altalena che mi cullo, veloce veloce e guardo questo mondo che cambia inseime al mio andare su e giù e rido a crepapelle e canto a squarciagola con l'adrenalina a mille e energie infinite.
Drinnnnnnnnn
Il prato e diventato terriccio, della gente restano solo le orme, le biciclette sono arrugginite, i ragazzi svaniti, il sole sarà da qualche parte, ma nubi nere ne hanno preso il posto, l'altalena non ha più il sellino restano le catene dondolanti che il vento fa cigolare, il mio sguardo è fisso, la risata svanita, il canto in gola, l'adrenalina un remoto ricordo e l'energia una vuota parola, come me.
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Miauuuuuuuuuuuuu.......miaooooo.... frrrrrrrrrrrr trrrrrrrrrrr.............
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AntigoneStella || 22:15 ||
venerdì, 28 aprile 2006
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Il dio Denaro
inchinate o voi tutti al suo cospetto.....sia mai una povera crista perda il bancomat e venga a chiedervi, a voi che mi conoscete come cliente da ormai 5 anni, un assegno di 100 euro in cambio con il documento di riconoscimento..... "no, non trattiamo con gli assegni" ah davvero, infatti ti stavo chiedendo una cortesia "oggi no, è venerdì fosse stato un altro giorno" ma idiota, un altro giorno ad un altra ora sarei andata in banca non ti pare? Pezzenti. Spendeteveli bene.
AntigoneStella || 21:24 ||
venerdì, 28 aprile 2006
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Ci sono momenti che marchiano fuoco su carne e non si quietano mai.
Momenti fatti di immagini in successione, come pellicola impazzita, tempo non dritto.
Ricordi che sono icone o monumenti eterni come sfingi.
Una volta ancora, in un momento senza motivo, tu hai marchiato la mia vita, in un’istante ed in un luogo con corpi senza confini, mi sono perso negli occhi, occhi che mi hanno regalato piccole perle liquide calde, vellutate, che con caduta precisa sono scese sulla mia guancia e poi ancora più dentro, non so se erano perle tristi o di gioia, non ne sminuisce il valore, so solo che quando l’ultimo giro d’orologio sarà sulla mia vita, il solo ricordo sarà un senso per cui è valso aver vissuto.
AntigoneStella || 22:04 ||
venerdì, 21 aprile 2006
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L'Amore è un connubbio indissolubile di felicità e dolore. Non sempre l'indirizzo è giusto o il tempo adatto. E' l'unica cosa che rende l'orrore sopportabile, nella disperata, reiterata e insoluta ricerca o ricordo di quell'attimo in cui la tua anima si è dissolta negli occhi di qualcuno. Ed è rifiorita: uguale ed altra. Tra le pieghe del suo rinnovarsi si nasconde tutta la vita.
AntigoneStella || 00:43 ||
venerdì, 07 aprile 2006
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Mia zia aveva un gran seno, braccia morbide, lunghi capelli. Tutto assolutamente inutile. Mi abbracciava solo se glielo chiedevo e con evidente voglia di staccarsi subito. Tutte le sere della mia infanzia, come un rito, le chiedevo di rimboccarmi le coperte, lei lo faceva sempre, ma mai, dico mai lo avesse fatto senza esplicita richiesta. Avevo così paura del buio da piccina.
Mia nonna non mi carezzava mai la testa, mai mi disse:"vieni ti racconto..." neppure quando a malavoglia le passavo la pomata sulle gambe ulcerate chiedendomi sempre dove fosse finita inghiottita quella splendida ragazza di quella foto ingiallita che la ritraeva ai tempi in cui mio nonno per lei fece follie, lasciare una moglie ed un figlio, nel primo dopoguerra. La prima guerra. Però mi insegnò a giocare a carte.
Mio zio si faceva vedere poco a casa, succube di una moglie impossibile. Così veniva a fare la sua parte da "uomo" quando io o Elena combinavamo qualcosa di sgradito. Ancora oggi, quando vedo un uomo slacciarsi la cintura, per un attimo, tremo.
Mio padre voleva insegnarmi l'amore dei "grandi", mia madre non mi perdonò mai il fatto di essere nata per sottrarre lui alle uniche cosce intelligenti che avesse mai avuto, quelle di Elide, l'altra. Probabilmente mi odiò perchè io ero una memoria perenne.
Franco, il mio primo uomo, morto da 15 giorni, mi ha insegnato a sopravvivere. Porterò una margherita prima o poi su quella pietra.
Santi, il mio primo amore, viaggia per altri lidi, mi ha lasciato il perdono, la passione ed un figlio mai nato.
Tu, che per la prima volta, la prima in assoluto, mi hai fatto "sentire" amata così come sono, sbagliata, cattiva, storta, ma degna d'Amore, sei una nuvola, eterea, fuggente, cangiante e impalpabile.
E l'unica cosa viva e calda che amo e che accarezzo è il mio gatto, capace di farsi bagnare il pelo accoccolato sulle mie ginocchia.
Ed ho quasi 40 anni.
AntigoneStella || 20:16 ||
giovedì, 06 aprile 2006
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C'èsolodarespirare
c'è solo da respirare
c'è so lo da re spi ra re
c ' è s o l o d a r e s p i r a r e
solodarespirare
solo da respirare
so lo da re spi ra re
s o l o d a r e s p i r a r e
darespirare
da respirare
da re spi ra re
d a r e s p i r a r e
respirare
re spi ra re
r e s p i r a r e
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AntigoneStella || 18:43 ||
giovedì, 06 aprile 2006
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Quanto mi manca solo la tua idea
Quanto mi manca il tuo accento ibrido
Quanto mi manca la tua intelligenza
Quanto mi manca la tua confidenza
Quanto mi manca la tua rabbia
Quanto mi manca il tuo odore
Quanto mi manca il tuo sapore
Quanto mi manca non potermi ribellare a quello che hai deciso
Quanto mi manca non poterti dare torto
Quanto mi mancano le mie corazze, cadute tutte intorno
Quanto mi manca quel me rimasto da te, che non chiederò mai indietro.
Terrò stretto quel te rimasto da me, mai sarà dimenticato, mai sarà restituito
Terrò stretto l’affetto, sperando di scendere in fretta la scala dei sentimenti, ora vertiginosa.
Terrò stretto le immagini impresse nella retina che ti consegnano incorrotta al mio tempo.
Terrò stretto le sensazioni e le parole dette, belle o dolorose
Terrò stretto me per non cadere a pezzi, ma senza garanzie.
Terrò stretto sempre te, anche senza te, perché sei parte di me.
Terrò stretto tutto quello che riuscirà a parlarmi di te.
Terrò stretto il mio tacere, perché è quello che mi hai chiesto di fare.
Terrò stretta questa malinconia, piccolo pedaggio al pensarti in silenzio.
Terrò stretto il rispetto per i tuoi stati d’animo ed i tuoi disagi.
Terrò stretta la speranza che tu mi resti amica.
Terrò stretto il pensiero che penserai a me con fiducia.
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Ti amo.
Semplice, superbo e feroce.
Patti
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AntigoneStella || 18:13 ||
giovedì, 06 aprile 2006
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Mi hai sfiorato dolcissima la guancia oggi. Come tanti altri bimbi in tanti altri giorni. Eppure quel tuo sguardo era rimasto annegato nei miei occhi per tutti questi anni.
Chissà come ero io alla tua età, nessuno me ne ha mai parlato nè temo me lo racconterà mai. E' andata così.
E credo che neppure io lo racconterò mai a qualcuno come era a tre anni. E' andata così.
Un filo rotto è rotto.
AntigoneStella || 18:08 ||
giovedì, 06 aprile 2006
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La tua voce mi giunge distorta, confusa con altre, a metà tra la tecnologia e lo spionaggio. Io non c'entro nulla.
Sono solo un elemento spurio catapultato in un contesto altrui, mi duole dirlo, ammetterlo, ripetermelo, ma è altrui.
Di te conosco una parte, piccola e preziosissima.
Ignoro tutto il resto.
Lo sognerò.
Sarà per un altra vita.
AntigoneStella || 18:08 ||
giovedì, 06 aprile 2006
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