Sfogliavo le mie giornate come le donne pie in chiesa recitano i loro rosari, uno dopo l'altro, snocciolando preghiere di cui hanno smarrito il senso.
Così io le sfogliavo, come le pagine di un giornale.
E così passarono anni.
Mi ero rassegnata. Questa era l'amara, arida ed impietosa verità. Vivevo con questo dolore che non era nè urgente nè acuto nè insopportabile. Al contrario era diventato il mio interlocutore preferito.
Mi faceva compagnia, segnava i miei passi.
Stava lì, scavato nei segni che il mio viso mostrava. Era immobile ed invasivo.
Io lo amavo poichè era tutto ciò che mi si muoveva dentro.
Di quell'uomo, crudele e feroce, tenero ed appassionato, tagliente ed indomabile non mi restava che questo. Non avevo alcuna intenzione di perderlo. Almeno questo non lo avrei perso. Viveva nei miei occhi, bastava chiuderli un attimo per ricordare quella luce splendente del suo sguardo per cui avrei anche ucciso.
Di tutti quei giorni, i giorni del dopo, non mi è rimasto addosso nulla.
Nessuna strada, nessun cibo, nessun volto, nessun sorriso nè pianto nè tramonto nè vittoria nè pastasciutta nè abbracci nè vestiti nè viaggi nè orgasmi.
Nulla.
Anche se tutte queste cose mi erano passate attorno o meglio io le avevo attraversate.
Senza mai sentirle risuonare dentro. Un silenzio assordante.
Quello che era peggio era il mio corpo, che fioriva, nonostante tutto, come una bella arancia siciliana, sanguigna e polposa. E che non si arrendeva. Non voleva invecchiare e urlava che lui, lui voleva vivere.
Ed io, come Venere muta, divenni come lei, bella si, ma rotta e di marmo.
Nessuno dei miei amanti di allora se ne accorse. Fra me ed il mio corpo quella barriera di dolore divenne l'unica ancora di salvataggio in quella tempesta che non accennava minimamente a finire.
ll mio corpo non si rassegnava ed il sesso mi tenne in vita.
E tra loro, gli uomini, che incrociarono la mia strada ed il mio letto, ce ne furono di più teneri, presenti, affettuosi, caldi, allegri, persino innamorati. Ma io ne amavo uno solo, l'assente, e di quell'uomo che mi aveva attraversano l'anima come un coltello, avrei voluto sentire i colpi ancora e ancora e ancora e poi ancora.
Perchè quella succosa arancia potesse sanguinare.
L'arancia resto intatta e viveva per me. Ed era amara.
Fino a te.
AntigoneStella || 18:40 ||
domenica, 19 novembre 2006
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si no si ni so ma ni si no ma...
Come stai?
boh
Cioè?
ehm .. sto bene
Il lavoro?
mmm
L'Amore?
Eh?
Ok, ho capito
Davvero? Allora spiegami che io invece ho capito un ciufolo
Va tutto come sempre
Uhm...ma...
Ma cosa?
Deve sempre andare "come sempre"?
E' una domanda difficile
Beh, sono una professora io, mica cotica
Insomma stai bene...
Ho visto tempi peggiori
Vedi ho ragione
Si, ma ho anche visto tempi migliori..
Torneranno
Si, il punto è quando
Quando sarà tempo
Ok, sto bene, contento?
Si, ma..
Cioè
Se fosse..
Cosa?
Tutto a posto, come vorresti
Sarebbe un perfetto finale
Ecco!
Ecco!
AntigoneStella || 18:23 ||
lunedì, 06 novembre 2006
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