"Se potessi riavere il tempo perduto, oggi sarei con te".
(Dove ho già sentito questa frase?) "Ma tu sei con me".
"Ho fatto delle scelte prima di conoscerti".
"Nell'arco della mia vita ho preso più d'una decisione".
"Alcune sono più importanti di altre".
"Questa è una di quelle".
"Cosa intendi dire?".
"Intendo dire o così/o così".
"O tu o lui?"
"No, la stessa vita o un altra vita".
"A me piace la mia vita"
"Bene. Allora tienitela com'è".
"Ma c'è posto anche per te".
"No, ti sbagli".
Non posso farlo. Ci sono già passata e non è una camera con vista. Il solo potere che ho è il potere negativo della rinuncia. Se non rinuncio non ho più alcun potere. Una relazione in cui uno dei due non ha potere o ha solo un potere negativo non è più una relazione, è il vincolo che lega padrone e servo.
"Per l'amor di Dio, dammi un po' di respiro".
"Allora sarei io a non respirare più".
E poi mi ritrovo a pensare: perchè sono fatta così, perchè?
Penso sia giusto ammettere che i miei genitori non erano stati amati da bambini, che non si amavano e che non mi amavano. C'era senso di possesso, paura, sentimentalismo, brama, ma non amore. Questo ha sedimentato in me alcune mancanze e alcuni eccessi.
Mi manca ogni senso concreto della famiglia, dei legami, dell'appartenenza. Accentuata fino all'eccesso, invece, in me c'è una sete di amore vero: un amore libero, prodigo, generoso, passionale. Quello di cui Dante dice:"Amor che move il sole e l'altre stelle".
Questo amore esiste. Forse è la sola cosa che esiste. E' il tesoro sepolto. Il tesoro che esiste veramente.
Frammenti, tracce indizi, singole lettere mi inducono a continuare la ricerca. A volte ci sono andata vicina ma - come Lancillotto davanti alla Cappella del Graal - non sono stata capace di entrare. Forse non ne sarò mai capace.
Nel tuo viso, nel tuo corpo, nel tuo modo di muoverti, di sdraiarti, di mangiare, di leggere, hai assunto le fattezze dell'amore. Se ti tocco, tocco qualcosa che è più profondo di te e che, nel più profondo di me stessa, arriva a sfiorare qualcosa che altrimenti non potrebbe riemergere.
Io soffro. M'incammino intenzionalmente sulla via della sofferenza per affrontare una prova, per trovare un'unità di misura, per vedere come andrà a finire, per evitare di rinchiudermi in me stessa. Non voglio chiudere la ferita.
L'amore ferisce. Non esiste amore che non trafigga mani e piedi. L'estrema felicità dell'amore è anche il suo estremo tormento. Non l'ho cercato, ma è tormento quello che provo. Meglio non tirarsi indietro, non cercare di evitare quel che s'incontra sulla via dell'amore. Non è un amore facile, questo, ma solo l'impossibile vale lo sforzo.
...
L'amore umano è una drammatica rappresentazione del selvaggio, sfrenato, incontenibile, inesauribile amore che domina l'universo. Se la morte è onnipresente e inevitabile, anche l'amore lo è, se appena ci è dato conoscerlo, e nella sua conoscenza possiamo iniziarci l'una tramite l'altra. Quanto più sottomesso è il mio amore, tanto più lontano sarà dall'essere vero amore. Nella fierezza, nel fervore, nel desiderio, nel rischio, riesco a trovare qualcosa della sua vera natura. Nel mio desiderio per te ardo alla giusta temperatura che mi permette di attraversare il fuoco dell'amore.
Ecco perchè se tu mi chiedi di amarti di un amore meno tempestoso io rispondo che se dovessi amarti così non ti amerei affatto".
Jannette Winterson PowerBook
AntigoneStella || 14:54 ||
giovedì, 25 gennaio 2007
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