La gatta che mi ha adottato sta sonnacchiando beatamente sulla mia pronta valigia, per l'ennesimo fine settimana di massacro fisico e non solo, cerco silicone perché il vento si infila in ogni spiraglio e qui sembra tutto un colosseo, persino le spirali di fumo della mia ennesima sigaretta si rifiutano di spostarsi aleggiandomi intorno, la rana sul mio comodino invece è ferma immobile e silente, sia benedetta quella cinesina che me la offrì in cambio di pochi spiccioli, la fattura accuratamente nascosta nella carpetta corposa cose da espletare mi zavorra drasticamente a terra, mentre staccata dai miei piedi, la testa vaga fra le nuvole, così reali e tuttavia intoccabili, mentre aspetto un alba che nonostante l'orologio giri cocciutamente non giunge, magari vivo su un altro parallelo molto più a nord o a sud, chi se ne frega, tanto è buio, il telefono squilla, sembra che l'oltretomba di un paio di vite fa abbia sia risorto, altro che Fenice, "sono sette anni che ti penso, vorrei parlarti di alcune cose", fantascienza allo stato puro, così tanto da essere reale e forse il reale è fantasy, mentre sto imparando la sottile arte del camuffare il mio nome in camere stagne e ovviamente senza vasi comunicanti, il mondo circostante, o meglio i fumetti che vi abitano, mi rispecchiano come amabile e persino desiderabile, tanto da chiedermi una conferma per il prossimo eventuale anno di lavoro, delirio lucido puro, l'inautenticità sia con noi, amen, la cartella ben confezionata del lavoro da consegnare è stata controllata per circa 372 volte almeno, dove elegantemente ho confezionato in modo edotto ed erudito uno dei miei più grandi dissapori con la vita, Morfeo evita accuratamente il mio indirizzo, in barba alla famacologia come scienza dura, e più mastico pietre meno peso, evidentemente il contrappasso sta al potere, e se non avete trovato un punto siate benvenuti, questo è il mondo del canone inverso
AntigoneStella || 22:58 ||
giovedì, 31 gennaio 2008
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Devo correggere quelle trenta pagine infingarde che oggi andavano consegnate.
Proroga richiesta e concessa, breve, un paio di giorni.
Quanto sangue rappreso, secco, scritto lì forbitamente come fosse una cosa fra tante.
Riempitivo. Amara constatazione.
Semplice cosa che riapre e spalanca vertigini sopra un abisso di manchevolezze.
Mie.
Sane al tempo in cui furono scelte, ammesso che scegliere sia solo facoltà della nostra libertà.
Libertà che mi appare come una più o meno lunga catena,
questione di centimetri o metri, poco cambia.
In questo momento del cammino, nulla in me fluisce, il mondo, il sentire, il vivere si rattrappisce entro scenari in cui sono tanti gli altri attori, protagonisti.
Mentre io, sebbene autrice, mi sento una comparsa la cui scelta è stata un illusione,
tra morire e moribondare.
Ed ogni alba che si alza sulla mia esistenza diventa zavorra.
Qui non c'è il tasto off.
Lo anelo, lo cullo, forse un giorno, lo ckicckero.
O lui, pietosamente ckicchera me.
AntigoneStella || 19:07 ||
mercoledì, 30 gennaio 2008
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Ci sono tristezze inenarrabili, abissi su cui circumnavigo attratta dal fascino del nero.
Perché non voglio continuare a respirare come una bambola di carta, rotta.
Ho voglia di spegnermi, almeno questo dolcemente.
Almeno questo sia dolce.
Essere una zombie non è vivere.
Io sono stanca di respirare senza vivere, stanca, stanca.
AntigoneStella || 20:48 ||
lunedì, 28 gennaio 2008
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Patrizia prima pensa, poi parla, poiché pure poche parole poco pensate possono portare parecchie pene.
AntigoneStella || 16:16 ||
mercoledì, 23 gennaio 2008
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è una pianta desertica antichissima, che vegeta per anni senza acqua
e che rifiorisce non appena viene bagnata.
AntigoneStella || 11:48 ||
lunedì, 21 gennaio 2008
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Plumbee e cupe parole
affondano dove
piccolo germoglio infiorito osa
Morso ancora stringe
ché selvaggio dentro
vorrebbe imbrigliare
laddove in specchio esso trasmuta
Foglia è meta
per vagare senza dover circostanziare
potendo sostare o sognare
AntigoneStella || 20:14 ||
lunedì, 14 gennaio 2008
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Difficile vergare di parole intrecci fatti di aliti e sassi.
Abbiamo tutti piedi troppo grandi per le Anime, calpestare è facile come cogliere un bocciolo, sebbene l'intento sia invero differente.
Non è un petto delicato il luogo sacro in cui naufragare, ma quello che, segnato da fili di lame passate, non ha dimenticato, cotone intrecciato usato per rivestire quel pezzo di cuore ammaccato.
Pulsa, batte, inchioda e brilla.
Se ancora traspare il nero del segnato vuol dire che è tempo solo per attendere che il vento sfoglia ancora i suoi petali,
restando muti ad annusare l'odore del sole.
AntigoneStella || 20:42 ||
martedì, 08 gennaio 2008
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Avrò un gorgo nel cuore
edera sui polsi
ballando sulle punte
volterò l'ultimo angolo
il viso sarà sfumato
e solo si udirà
il sussurro di un fiato.
AntigoneStella || 12:54 ||
venerdì, 04 gennaio 2008
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Uno schiaffo ed una carezza, questione di forza, direzione e elemento destinatario.
Sono la schiaccia-sassi e la danneggiata, e non trovo bandolo né causa ed effetto, ma solo un ricorsivo circolo in cui massacro scarnificandomi.
Dopo anni di lavoro su me e perpetue relazioni malate, il sapere razionalmente da dove nasca tutta questa distruzione, sadica e masochistica a turno, non aiuta il passaggio successivo, ché l'emozione ed il cuore sono indietro di qualche anno luce.
Ci vuole tempo, pazienza e coraggio certo per guardare dentro il proprio abisso, e lui come un buco nero ti risucchia vorticoso.
Qualcuno dice che questo, il nero, il gorgo, l'ombra, sia un opportunità per uscirne non sanata, ma almeno migliore e nel frattempo ci sono cadaveri di anime che ho ferito, la mia compresa.
Non è bello.
All'inizio, giovane, mi vestii con un bel tank a tripla corazza, per non sentire né le urla altrui né il dolore mio, adesso il tank è lì, io fuori e tutto intorno e dentro color rosso e odore di ferro.
Pensavo di essere la piccola fiammiferaia abbandonata da una madre che mai l'ha voluta e violata da un padre che la vedeva "figa", possibile introito per le casse di casa, non certo un buon biglietto d'ingresso al mondo, credevo di essere uscita indenne o poco ammaccata, tanto sono riuscita a laurearmi a trovare un lavoro, pagare un mutuo...fare mi riesce. Pensavo di essere la vittima a cui sarebbe stato risarcito il danno, mentre nel frattempo continuo a perpetrarlo, come un carnefice che non ha più neppure l'alibi dell'incoscienza.
Amare no, non sono capace, divoro gli affetti, non so calibrare la forza di un abbraccio che diventa stritolamento e ne sento il disperato bisogno.
Chiamatemi Grisù.
Sono disattrezzata, mi manca l'abbecedario dei sentimenti e più vorrei imparare meno riesco.
Fidarmi? Devo imparare a credere in me prima, a dirmi che storta, massacrante, controllante, dannata, sono anche questo, purtuttavia non solo., sono anche giocosa, sogno, amo, creo sorrisi e sono piccola, fragile e feribile.
Un grazie a tutti quelli che riporranno qui qualcosa.
AntigoneStella || 14:38 ||
giovedì, 03 gennaio 2008
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I più grossi graffi li facciamo con le nostre mani,
con unghie affilate e potenti che scorticano via brandelli di pelle.
Nostra.
Alla ricerca di un pezzo smarrito e scoperto che ci rammenti che siamo vivi e caduchi.
Ché cucirsi l'esistenza costa fatica e altro non abbiamo
che strumenti umani.
AntigoneStella || 12:29 ||
mercoledì, 02 gennaio 2008
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