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7.03.2001.
Osservando giù sulle vie vuote,
tutte che possa vedere
sono i sogni che tutti hanno fatto il solido
sono i sogni interamente hanno reso reale
tutte le costruzioni, tutti quegli automobili
era una volta giusto un sogno
in qualcuno testa
descrive il vetro rotto, lei descrive il vapore
descrive un'anima
senza la perdita alla giuntura
lascia l'introito la barca fuori
attenda fino a nerezza
eliminiamo la barca
attenda fino a che la nerezza non venga
in nessun posto nei corridoi di verde pallido e di grigio
in nessun posto nella periferia
alla luce fredda del giorno
là in mezzo a esso così vivo e da solo
le parole sostengono come l'osso
sognando che la strada della misericordia
porti la vostra parte interna fuori
sognando della misericordia
in armi del vostro padre ancora
sognando della strada di misericordia.
giurando che ha spostato quel segno
sognando della misericordia
in armi del vostro padre
estraendo le carte dai cassetti che fanno
scorrere liscio
tirando alla nerezza, parola sulla parola
confessione di tutte le cose segrete
nel contenitore caldo di velluto
al priest-lui il medico
può maneggiare le scosse
sognando della tenerezza-trema
nelle anche
di baciare i labbri della Mary
sognando della strada di misericordia.
porti le vostre parti interne fuori
sognando della misericordia
in armi del vostro padre ancora
sognando della st di misericordia
promettendo di spostare quel segno
ricerca della misericordia
in armi del vostro padre
L'audio non è il massimo, ma le parole sono tra le più belle del mio panorama musicale
...e io ti chiedo perdono se
fratello a volte tu mi hai fatto male
io non potevo essere come te
un mago un angelo immortale
...pace a noi che abbiamo avuto tanto
da smarrir
la luce della semplicità...
...L'amico cadde mentre era in volo sopra un prato
e le sue ali non si aprirono
guida di quei poeti
che un giorno si smarrirono
lui si che mi trattò da uomo
e adesso e' andato...
...pace a te
per quello che mi hai dato
e per tutto cio' che tu
non mi desti mai...
"Non lasciarti sgomentare dagli addii. Un addio è necessario prima che ci si possa ritrovare. E il ritrovarsi dopo momenti o esistenze, è certo per coloro che sono amici"
R.Bach
"Letterale" è parola che spesso mi hanno cucito addosso.
In parte ciò è vero, le parole sono pietre,
nonostante talora possano significare essenze diverse nei diversi interlocutori,
hanno un denominatore comune che ci renda possibile comunicare attraverso esse. Ciao, salve, arrivederci, addio, buongiorno/sera/notte, simili, non identiche, leggere inflessioni di senso, che non è detto sia necessariamente dato dalle parole nude e crude da dizionario.
Un Buongiorno può essere informale saluto di circostanza o un augurio di serenità per una persona cara,
i dettagli, fatti di suono, pause, inflessioni, toni, sono altrettanto veri se tra chi parla e chi ascolta c'è un filo cucito di dirsi e tacersi che significa.
Un Salve può essere giocoso saluto cumulativo o formale educato , ma distaccato relazionarsi,
Un Arrivederci può essere anche un Addio ovvero viceversa, ché si sa la strada di fra un minuto in poi è ignota, o un modo di addolcire un amaro fiele o di salutare senza farlo sapere. Ciao (libera interpretazione)
Tu mia fioca luce e mia grande ombra, sei l'immenso e il deserto.
E sebbene io sia una minuscola particella in questo incommensurabile universo, è tutto quel che ho.
Mi aggrappo, con unghie che non crescono e forza che invento per riscoprire me e te e il domani.
Non so il risultato, fa parte dell'incognito domani che spetta a me a te o forse no,
per fortuna o disgrazia non so.
Ho fatto, detto, sentito, provato, vissuto, amato, disperato, deluso, sognato,
inventato tutto ciò che potevo.
Non basta. Non importa.
Portami nel cuore come in quello sguardo fra mari e delfini e coralli e scarpe di neve
e pianti e urla e carezze.
Ti amo, come posso, come riesco, come sono, come sei.
Pezzi scomposti di Vita che va e viene,
toglie e dona,
senza riuscire mai a comporre un filo
che tenga insieme questi frammenti
e che non laceri pelle,
carne, ossa ed intangibile che dentro muove.
Miei ed altrui.
Paura di respirare, Paura di non farlo, Paura di camminare, Paura di star fermi, Paura di vedere un'altra alba, Paura di non scorrere più un tramonto, Paura di amare, Paura di non amare più, Paura di sognare, Paura di vedere il mondo, Paura di leggere, Paura di udire i fringuelli, Paura star male, Paura di far star male, Paura di violare, Paura di tacere, Paura di dire, Paura di vedere, Paura di ascoltare musica, Paura del tempo, Paura che non passi, Paura di guardarsi allo specchio, Paura di guardare, Paura dei colori, Paura di spogliarsi, Paura di coprire, Paura di velare, Paura di mendicare, Paura di elargire, Paura di accarezzare, Paura di uccidere, Paura
Il resto?
Il resto è solo Te lettore che vieni qui,
per caso o per volere, di sottecchi a vedere...
...potrebbe anche essere al contrario da Bosch a Bruegel?
Quando vivere diventa un peso
quando nei sondaggi il tuo parere
non è compreso
quando dire amore diventa sottinteso
quando la mattina davanti al sole
non sei più sorpreso
Oggi è giorno rumoroso ed assordante, sommessamente dolente, dove l'alba ha portato in regalo un sogno (sogno?) che poi è una storia...
...Nel mondo del perfetto bionico è tutto improvvisamente tornato in ordine, come quando la fatina appariva alla cenerentola di turno che doveva compiere l'impresa impossibile di dividere in una sola notte un cumulo di tonnellate facendo la cernita tra grano e loglio, ed alla strega cattiva di turno non restava che l'amaro in bocca per l'impresa impossibile umanamente, ma ahilei sostenuta dall'eroina, sebbene con l'aiuto del suo angelo custode. Così non le restava che inventare una nuova prova titanica per essere nuovamente smentita, ché si sa le favole sono a lieto fine.
Qui invece nel mondo dell'umano la nuvola si è dissolta, sarà stato il vento forse, e la ranocchia trasformata in stella, a mezzanotte, come in ogni favola che si rispetti, è precipitata al suolo ritornando ciò che era, peggio, piena di lividi e pezzi raffazzonati a furia di colla, benché si sia cercata la migliore in circolazione, tra tagli, frantumi, pezzi di specchio incistati e cocci persi , ne è uscito fuori un mosaico fra l'orrido e il pietoso, dipende dall'angolazione.
Ho da fare i compiti a casa. proprio così, però potrei anche scegliere di non farli,
sembra una banale sottigliezza, ma non lo è.
Mi rimandi sempre, da tempo, alla mia consapevolezza, all'illuminare le luci sfolgoranti mie tenute in ombra, alla determinatezza che mi è stata alleata, madre, padre, confidente, stampella, per lustri e mi lasci libera. di farlo o meno,
ché la Vita è mia e mia soltanto.
E posso decidere se lanciarla dall' 8° piano o aprirla alle carezze altrui,
se anestetizzarla con i mille e mille più uno antidoti farmacologici e naturali
ovvero riempirla di senso, nonostante il vuoto, che è.
Quello primario, che nessuna presenza, o assenza presente,
o presente assenza potrà mai colmare.
Elloso. Accirbideccolina (ché sono edulcorata altrimenti altro sarebbe il lemma).
Arianna aveva un filo, ma io sono Penelope, tesso e disfo,
un passo avanti tre indietro, sette salti in là e dodici rimbalzi in qua.
Il re è nudo, che lo si dica, lo si celi, lo si sublimi, lo si inventi differente, sempre nudo è.
Così come il mio desiderio che nudo anela una pelle nuda, non a caso, una, precisa,
con nome, odore, storia, calore, languore, tepore, una,
perché terra ed aria si contamino per dar vita ad un fuoco che nessuna acqua possa spegnere.
La tua pelle e la mia.
Nel sublime silenzio parlante che avvolge come un guanto misurandosi con la forma dell'altro,
senza violarlo.
"La stagione del tuo amore
non è più la primavera
ma nei giorni del tuo autunno
hai la dolcezza della sera
se un mattino fra i capelli
troverai un po' di neve
nel giardino del tuo amore
verrò a raccogliere il bucaneve"
Faber
E con questi versi che andrò dalla parrucchiera,
come fuori così dentro,
cerco di imparare a vedere ciò che sono e non ciò che vorrei e visto che è il crepuscolo quello che vivo
che questo artificio del nascondere la propria natura inizi a palesarsi così
con i miei veri capelli, bucaneve .
perché no semplicemente la deprecata
occasione della
effusione verbale?
non è meglio abortire che essere sterili?
le ore dopo la tua partenza sono così plumbee
cominciano sempre troppo presto a trascinare
i rampini a artigliare ciecamente il letto della mancanza
svellendo le ossa i vecchi amori
orbite già riempite di occhi come i tuoi
tutto sempre è meglio troppo presto che mai
il nero bisogno spruzzato sulle loro facce
di nuovo dicendo nove giorni mai fecero galleggiare l'amato
né nove mesi
né nove vite
II.
di nuovo dicendo
se non mi insegni non imparerò
di nuovo dicendo anche per le ultime
volte c'è un'ultima volta
ultime volte di mendicare
ultime volte di amare
di sapere di non sapere di fingere
un'ultima anche per le ultime volte di dire
se non mi ami non sarò amato
se non ti amo non amerò
il battiburro di parole stantie di nuovo nel cuore
amore amore amore tonfo del vecchio pistone
che pesta l'inalterabile
siero di parole
di nuovo atterrito
di non amare
di amare e non te
di essere amato e non da te
di sapere di non sapere di fingere
fingere
io e tutti gli altri che ti ameranno
se ti amano
III.
a meno che ti amino
Samuel Beckett
A volte sembra che le parole ti cerchino, appostate ed infingarde,
pronte a dare l'ennesimo colpo di stiletto dritto al cuore.
Ancora più subdole però affondano quanto basta per far sanguinare senza svenare.
Per far camminare con questa scia di paura invisibile,
che però si annusa bene tanto è maleodorante.
Stasera metto Fem*me
.. Alle Sirene giungerai da prima,
Che affascìnan chïunque i lidi loro
Con la sua prora veleggiando tocca.
Chïunque i lidi incautamente afferra
Delle Sirene, e n'ode il canto, a lui
Né la sposa fedel, né i cari figli
Verranno incontro su le soglie in festa.
Le Sirene sedendo in un bel prato,
Mandano un canto dalle argute labbra,
Che alletta il passeggier: ma non lontano
D'ossa d'umani putrefatti corpi
E di pelli marcite, un monte s'alza.
Tu veloce oltrepassa, e con mollita
Cera de' tuoi così l'orecchio tura,
Che non vi possa penetrar la voce.
Odila tu, se vuoi; sol che diritto
Te della nave all'albero i compagni
Leghino, e i piedi stringanti, e le mani;
Perché il diletto di sentir la voce
Delle Sirene tu non perda. E dove
Pregassi o comandassi a' tuoi di sciorti,
Le ritorte raddoppino ed i lacci.
Poiché trascorso tu sarai, due vie
Ti s'apriranno innanzi; ed io non dico,
Qual più giovi pigliar, ma, come d'ambo
Ragionato t'avrò, tu stesso il pensa.
Omero Odissea
Solo da se stesso ognuno può scegliere, rinunciare dunque, ad una via o ad un altra.
Violare la propria natura o fluire l'andare della nave, con i suoi imprevisti, metafora della Vita,
porta con se, irrimediabilmente a ferire o se stessi o gli altri oppure peggio entrambi.
Cosa sia meglio nell'ignoto sta.
La risposta è dentro ognuno di noi.
Difficile non è trovarla, ma porsi la domanda.
Stasera è una notte strana, malinconica ma non disperata, con un sottofondo di tristezza e nostalgia che però lascia passare un fiato, ma respiro, una sera in cui mi va di raccontare una storia...
... la storia di una stella che si accocccolò su una nuvola
Era il tempo in cui gli specchi erano cattivi e rimandavano ogni giorno alla ranocchia il suo essere brutta, indesiderata ed inutile.
Ma la ranocchia viveva dentro una splendida, immensa scatola di amianto e come Medusa rispondeva allo specchio gelandolo (e una vocina tuttavia dentro lei... ), rispondendo a tono pungente come un porcospino che mentre lei era brutta indesiderabile e inutile lui il signor specchio delle mie brame era vuoto e viveva solo di riflessi altrui senza avere un suo essere, fosse anche pessimo, così come tanto gli piaceva decantare.
Ma la ranocchia, aveva una animuccia rintanata in un angolino, che faceva capolino talora con piccoli, minuscoli errori, così sbaglio parola un dì nel rispondere allo specchio, figurarsi per lui lasciarsi sfuggire tale splendida argentea occasione per rimarcare la sua potenza, e così lo specchio scrisse questa parola su se stesso, affinché la ranocchia lo vedesse ogni volta, ché anche la sua di animuccia recalcitrava.
Gracchiando con voce acuta, come usanza voleva, alla ranocchia venne di chiedere allo specchio di parlare ed inaspettatamente lo specchio posò la sua durezza e divento morbido.
Magneticamente soffice.
Tra mille titubanze lo specchio invitò la ranocchia e lei gli si accoccolò addosso.
E il mondo si capovolse, il dentro uscì fuori ed il fuori si nascose dentro.
Un passante a caso, spettatore casuale avrebbe detto che una stella stesse risposando su una nuvola e che la nuvola non vedesse altro che quella unica flebile e piccola stella.
Però il mondo capovolto non resse a tanto ardire ( le vocine dentro continuano a cantinelare...) e la stella tornò ranocchia, ma non la stessa ranocchia, e la nuvola si irrrigidì nuovamente in specchio, tuttavia più benevolo.
Ora ci sono una ranocchia, una nuvola, uno specchio ed una stella. e talora si confondono, perché la ranocchia pensa di parlare alla nuvola e si ritrova lo specchio, la nuvola cerca la stella e trova la ranocchia, casualmente nei sogni si rincontrano come in quel fulgido magico istante.
Nell'attesa di una nuova copernicana parola errata.
Stasera mi hai telefonato, dolce come sempre, anche se ormai non ci si vede da quasi due anni, il tuo nome ha la stessa iniziale del mio, un caso forse, a parte le solite cose, il lavoro, le colleghe, le beghe di sempre, tuo marito che sta meglio in salute, i tuoi figli così belli, cresciuti bene in questa coppia che trasuda amore e rispetto da ogni poro, quel tuo tono malinconico nel saper saggiamente farli andare per le loro strade, così lontane in distanze materiali dalla tua e la nostalgia del farlo sapendo che è sano per loro, ormai grandi, crescere oltre te.
Se avessi potuto scegliere una madre avrebbe avuto i tuoi occhi così profondi, le tue mani così calde, quella morbidezza del com-prendere senza dover necessariamente e pomposamente dire, quella presenza discreta di chi soffice c'è, senza imporsi.
Sei una splendida mamma P. fai risuonare tutta l'assenza della mia vera dolcemente, avessi potuto scegliere, avrei scelto te, un po' lo faccio.