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7.03.2001.
Un po' di tempo fa Nancy era senza compagnia
all'ultimo spettacolo con la sua bigiotteria.
Nel palazzo di giustizia suo padre era innocente
nel palazzo del mistero non c'era proprio niente
non c'era quasi niente.
Un po' di tempo fa eravamo distratti
lei portava calze verdi dormiva con tutti.
Ma cosa fai domani non lo chiese mai a nessuno
s'innamorò di tutti noi non proprio di qualcuno
non proprio di qualcuno.
E un po' di tempo fa col telefono rotto
cercò dal terzo piano la sua serenità.
Dicevamo che era libera e nessuno era sincero
non l'avremmo corteggiata mai nel palazzo del mistero
nel palazzo del ministero.
E dove mandi i tuoi pensieri adesso trovi Nancy a fermarli
molti hanno usato il suo corpo molti hanno pettinato i suoi capelli.
E nel vuoto della notte quando hai freddo e sei perduto
È ancora Nancy che ti dice - Amore sono contenta che sei venuto.
Il suono della tua voce mi arriva sempre attutito.
Come se ci fosse sempre un velo, ovatta, filtro a smorzarne i colori.
Senza tuttavia mai, mai celarne la forza.
Quella che lascia il mio palato con il retrogusto amaro del non è ed il dolce in punta di ciò che è.
Neppure, a questo punto del cammino, mi importa incatenarlo a parole, sempre sfuggenti, mai compiute.
Significherebbe incatenarmi e conseguentemente imbrigliare Te.
Voglio, desidero, anelo, necessito di aria, condivisa.
Fosse pure solo Vento.
Porta Vagnu, la porta di lu munnu,
picciotti a mai finiri hannu chi fari.
Si nna machina passa, si ferma ni lu munnu,
si ioca, scinni scinni rinuledda, nichi e danni tutti n’tunnu…
Ninu arrobba un muluni, pi fari gran festa,
Lillu adduma na testa di crita ‘nto un puttuni.
Ed ogni tantu, quacchi ciuri mori…
Senza aviri fattu dannu si ferma lu cori…
E poi… chi ci amu a fari…
Na vota chi semu no ballu am’ a ballari,
Nascemu chiancennu, chiancennu, Beatu cu mori rirennu,
si rici ci voli curaggiu sapennu che è tuttu un passaggiu…
E ninu linnu linnu, pari chi ghittau a lenza…
Sta passannu na bagnanti chi si mancia la simenza…
Si arricogghi la ghiella, maronna com’è bella…
Ninu ci cogghi un ciuri s’aspetta e si pighia carizzi d’amuri.
E passa na carrozza, tri addevi si c’appizzanu ammucciuni,
Luciu canta a vuci pazza, ni la vita voghiu essiri un Liuni.
E Dinu si’ni và, e si’ni va Caddiddu,
lassaru a Porta Vagnu unni eru sapiddu…
E poi… chi ci amu a fari…
Na vota chi semu no ballu am’ a ballari,
Nascemu chiancennu, chiancennu, Beatu cu mori rirennu,
si rici ci voli curaggiu sapennu che è tuttu un passaggiu<a href="http://www.testimania.com/">Testi Canzoni</a>
E poi… cu lu po’ diri…
Chi tuttu stu beni di Diu avu a finiri…
Nascemu chiancennu, chiancennu, Beatu cu mori rirennu,
si rici ci voli curaggiu sapennu che è tuttu un passaggiu
Ivan Segreto
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musica che sa della terra in cui sono cresciuta, lui, gran artista.
Nel mio implacabile nulla c'è un sottobosco in cui si muovono miriadi di emozioni, talora tacite, spesso urlanti, a volte sommesse.
Vent'anni, morto, una mattina qualunque in una città qualunque, vent'anni e lasci gli ormeggi. Nessuna certezza, ma io so che. So che. So.
Telefonate dense, piene di emozioni vive, sebbene smorzate, dall'assenza di sguardo, pelle, odore, piene di parole chiuse per mesi sotto i pieni di altre lievi e leggere dette, e quella sensazione di sgomento di chi sa che c'è un possibile che non c'è. Peso che grava su altri, miei e tuoi, di chi chiede all'Altro di essere ciò che non sa egli stesso, volendone certezza, nella maturità dell'impossibilità di averla, al di fuori dell'oggi. Oggi che già non è più.
Reggo, fino alla fine, fino alla mia auto, dove chiusa appena la portiera che mi eclissa dal mondo, posso finalmente lasciarla librare quella lacrima, prima no. Fare so, impedirmi di sentire non voglio più.
Sogni, scritti al mattino al risveglio, letti dopo ore, che narrano di un anima dolente che cerca aria. Annaspando naufragando su mille e mille e uno aculei della realtà.
Non trovo parole per dirti quanto hai saputo donare.
Senza chiedere nulla in cambio, dare e basta.
Ché hai sentito il mio disperato urlo,
hai fatto tutte quelle ore di treno
per una manciata di tempo da passare con me.
Senza chiedere nulla in cambio, dare e basta.
Per abbracciarmi, per quella sigaretta fatta volare giù,
per quella coperta sotto la quale ascoltare il mio silente dolore.
Senza chiedere nulla in cambio, dare e basta.
Per quell'accento posto su ciò che di bello sono, senza negare il nero,
per quelle braccia vere in cui mi hai fatto accoccolare.
Senza chiedere nulla in cambio, dare e basta.
Opaco.
Racchiudi lasciando
solo intravedere,
mai toccare.
Deformi.
Ogni segno
fuori contraltare
senza sfiorare.
Bozzolo.
Vetro infrangibile
tra me
e mondo.
Ti romperai.
Io con te.
Quanti Soli ci sono nell'Universo?
Prima, dopo, presto, tardi, siamo solo briciole che,
come Pollicino, sprechiamo, sbranandoci di atavica fame
incapaci così di godere del calore del Sole, e dell'Essere soli,
io almeno.
Per Te, che mi hai capita da due semplicissime parole, grazie.
"LE BRET: Se tu provassi a mettere un po’ da parte questo tuo animo da moschettiere, Cirano, il successo e gli onori ti…
CIRANO: E che dovrei fare? Cercarmi un protettore? Trovarmi un padrone? Arrampicarmi oscuramente, con astuzia, come l’edera che lecca la scorza del tronco cui si avvinghia, invece di salire con la forza? No, grazie.
Dedicare versi ai ricchi come qualsiasi opportunista? Fare il buffone nella speranza vile di vedere spuntare sulle labbra di un ministro un sorriso che non sia minaccioso? No, grazie.
Mandar giù rospi tutti i giorni? Logorarmi lo stomaco? Sbucciarmi le ginocchia per il troppo genuflettermi? Specializzarmi nel piegare la schiena? No, grazie.
Accarezzare la capra con una mano e annaffiare il cavolo con l’altra?
Avere sempre a portata di mano il turibolo dell’incenso in attesa di potenti da compiacere? No, grazie.
Progredire di girone in girone, diventare un piccolo grande uomo da salotto, navigare avendo per remi madrigali e per vele sospiri di vecchie signore? No, grazie.
Farmi pubblicare dei versi a pagamento dall’editore Sercy? No, grazie.
Farmi eleggere papa da un concilio di dementi in una bettola? No, grazie.
Affaticarmi per farmi un nome con un sonetto invece di scriverne degli altri? No, grazie.
Trovare intelligente un imbecille?
Essere angosciato dai giornali e vivere nella speranza di vedere il mio nome apparire sulle riviste letterarie? No, grazie.
Vivere di calcolo, ansia, paura?
Anteporre i doveri mondani alla poesia, scrivere suppliche, farmi presentare? No, grazie.
Grazie, grazie, grazie, no!
Ma invece… cantare, ridere, sognare, essere indipendente, libero, guardare in faccia la gente e parlare come mi pare, mettermi - se ne ho voglia - il cappello di traverso, battermi per un sì per un no o fare un verso!
Lavorare senza curarsi della gloria e della fortuna alla cronaca di un viaggio cui si pensa da tempo, magari nella luna! Non scrivere mai nulla che non sia nato davvero dentro di te!
Appagarsi soltanto dei frutti, dei fiori e delle foglie che si sono colte nel proprio giardino con le proprie stesse mani!
Poi, se per caso ti arriva anche il successo, non dovere nulla a Cesare, prendere tutto il merito per te solo e, disprezzando l’edera, salire - anche senza essere né una quercia né un tiglio- salire, magari poco, ma salire da solo!"
"Uno scorpione doveva attraversare un fiume, ma non sapendo nuotare, chiese aiuto ad una rana che si trovava lì accanto. Così, con voce dolce e suadente, le disse: "Per favore, fammi salire sulla tua schiena e portami sull'altra sponda." La rana gli rispose "Fossi matta! Così appena siamo in acqua mi pungi e mi uccidi!" "E per quale motivo dovrei farlo?" incalzò lo scorpione "Se ti pungessi, tu moriresti ed io, non sapendo nuotare, annegherei!" La rana stette un attimo a pensare, e convintasi della sensatezza dell'obiezione dello scorpione, lo caricò sul dorso e insieme entrarono in acqua.
A metà tragitto la rana sentì un dolore intenso provenire dalla schiena, e capì di essere stata punta dallo scorpione. Mentre entrambi stavano per morire la rana chiese all'insano ospite il perché del folle gesto. "Perché sono uno scorpione..." rispose lui "E' la mia natura"
Esopo (probabilmente)
Si deve, per me almeno, ad un certo punto del Cammino, fare i conti con quello che si è, scotomizzando più possibile ciò che gli altri pensano tu sia o peggio debba essere, ciò che tu stesso vorresti essere e non sei e neppure sarai mai, ciò in cui puoi migliorare senza trasmutare, ciò che puoi sopportare di essere pur non piacendoti.
Amare la nostra Ombra, contraltare necessario per la Luce o viceversa.
Il test 2008 per Pat è quanto siano funzionali le sue ghiandole surrenali e il suo livello massimo tollerabile dell'adrenalina liberata, ogni giornata con la sua bella scarica, una volta è una crisi d'angoscia, un'altra l'auto non ritrovata la mattina all'alba per andare a lavoro, parcheggiata per benino in luogo certamente esente da veti, mentre fuori piove quasi e ci vogliono due bus per arrivare a guadagnarsi la pagnotta della giornata, ancora bei risvegli con sogni da incubo mentre morti vari si allettano a vivere in te o con viventi intoccabili , talvolta con sms da gelo puro, protocolli da implorare, risposte a diritti formalmente guadagnati vaghe,traballanti e soprattutto difficoltose da ottenere, telefonate stile water usa e scarica, mi chiedo se anche per questo ci sarà una pagella finale...che so una roba stile: Diagnosi: l'epinefrina della paziente supera di 37654 volte il livello massimo del range di normalità (oddio quanto detesto questa parola), ne guadagna il suo metabolismo e la sua linea, sebbene ciò affatichi il cuore, quel che resta. Prognosi: incerta.
Quando sei stanca e i sentimenti fuggono,
Quando lacrime sono nei tuoi occhi,
Io le asciugherò tutte;
Io sono sulla tua sponda.
Quando passi un brutto momento
E amici non hai accanto,
Io sarò per te
Come un ponte sopra acque agitate.
Quando sei triste e assente,
Quando ti trovi a mezza via,
Quando la sera scende cosi' scontenta
Io ti consolerò,
Io sarò dalla tua parte,
Quando viene l'oscurità
E il dolore è tutt'attorno,
Io sarò per te
Come un ponte sopra acque agitate.
Molla le ancore ragazza d'argento,
Naviga al largo.
Il tuo tempo sta iniziando a brillare.
Tutti i tuoi sogni sono in viaggio.
Non vedi come brillano.
Se hai bisogno di un amico
Io per te sto navigando lento.
Come un ponte sopra acque agitate
Cullerò la tua mente.
Devo ammettere che i vaffanculo di qualche post addietro sono decisamente inferiori ai Grazie che sento oggi
a Te, Uomo professionista, che mi tratti da Persona, sentendo il mio bisogno e non chiedendo mai, sempre disposto ad esserci, e a quel Fiore, così presto reciso, i cui occhi mi tengono spesso ancorata qui, su questo pianeta
a Te, che senza tante parole, accogli il mio parlare, il mio tacere, il mio piangere e persino il mio sorridere (incredibile ve'?), seppur perché lavoro, tuttavia con quel valore aggiunto che è essere Persona con Persona
a Voi, cui aprendomi, state spalancando braccia avvolgenti, in cui rifugiarsi, sostenersi, aprirsi, denudarsi, accogliersi, ascoltarsi
a Te, eco tra echi di abbandoni vicendevoli, che resti tuttavia a dirmi che sono lì, che esisto anche nella mia/tua/nostra assenza/incapacità di a-mare
a Voi, piccolissime anime fragili, che date, senza sapere, più di quanto io non sappia/possa donarvi
a Te, che mia auguri, come tuo fare/essere sempre buona vita, cui tanto dolore ho provocato e che per-dono mi hai restituito
a Te, che condividi con me questo esilio, con poche parole e tanto esserci, nel tuo modo, a me così lontano e che sto imparando, che mi rimandi comunque piccoli gesti di quotidiano viversi, un sms di protezione, un messaggio scritto, il tuo linguaggio, di cui sono allieva, inesperta
a Voi, specchio di tutte le mie possibili strade mancate, che con il Vostro Dolore, devastante, incontenibile, mi insegnate , sebbene appaia il contrario, a sopportare e spero oltrepassare il mio, uno fra altri, grandi quanto il mio, né più né meno, solo diverso nel suo estrinsecarsi
ora è tardi, sono stanca, svuotata e non trovo Altri cui dedicare questo post, quindi ai Dimenticati, un sorriso ché mi è stato insegnato che "ciò che è dato è reso", a Te che ciò mi dicesti, tempo addietro, un Grazie speciale