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7.03.2001.
In uno splendido ponte primaverile, quando fai fatica a tirare i conti, cosa fai? Noleggi un paio di film, unica spesa che puoi concederti. E non li scegli a caso, il caso forse esiste, più spesso è altro.
L'Aria salata
"Se fai la cosa sbagliata, NO, stai dall'altra parte, capito?
Io non voglio sapere più niente di te, sono cazzi tua e non voglio più sapere niente di te, così per XXX"
"Come si fa a crescere senza mani ed essere preso in braccio, mai?"
E riecheggia in me quella frase, che salata sul viso mio hai fatto scendere,
"A volte per trovare e salvare Se stessi si deve perdere l'oggetto d'Amore".
Risultato:
se perdo l'oggetto d'amore trovo me e resto isolata,
se salvo l'oggetto d'amore, perdo me.
Oh Fortuna
cangi di forma come la luna,
sempre cresci o cali;
l’odiosa vita ora abbatte ora conforta
a turno le brame della mente, dissolve come ghiaccio miseria e potenza.
Sorte possente e vana,
cangiante ruota,
maligna natura,
vuota prosperità che sempre si dissolve,
ombrosa e velata sovrasti me pure;
ora al gioco del tuo capriccio io offro la schiena nuda.
Le sorti di salute e di successo ora mi sono avverse,
tormenti e privazioni sempre mi tormentano.
In quest’ora senza indugio risuonino le vostre corde;
come me piangete tutti:
a caso ella abbatte il forte!
La Sorte è mutevole
Vivo, suonando violini a corde stridule, fatte di pelle.
Bellissimo il pesco fiorito sotto un raggio misteriosamente sfuggito alle nubi.
Abbasso di un ottava il suono della voce mentre contemporaneamente alzo a tutto volume Orff.
Raccolgo desideri sopiti, nascondendoli dentro un cristallo trasparente, ma sigillato.
Così ché possa vederli e farli riaffiorare, volendo, aprendo il coperchio.
Respiro. Dentro. Fuori.
Una settimana lieve mi attende, con le sue onte e le sue magie.
Taccio il resto, sebbene disubbidiente istilli in me la parola.
Accolgo il silenzio come dono fattomi incautamente.
Viaggio, dentro sogni altrui, fatti di parole scritte che narrano altre storie.
Un altro fiato. Finché avrò fiato.
Speriamo si alzi il sole domani, non solo ad est.
Stanotte la luna è sfuggente, ma oltre questo cielo velato so che c'è.
C'è. Lei, io, il sole.
Una altra notte, in più o in meno.
E fuori il vento sussurra tra le foglie la sua musica.
"La nostra epoca, in effetti, non è tanto l'epoca di Antigone, l'epoca dell'assunzione decisa e rischiosa del proprio desiderio, l'epoca della scelta tragica per il particolare contro l'universale, ma l'epoca del libertino, ovvero l'epoca del godimento dissipato, del godimento come nuovo imperativo superegoico, come nuovo comandamento sociale".
L'Inferno è anche una cosa buona, pure se te la vivi sola, in un giorno di festa,
lasciando scorrere rosso con rosso.
Prosit.
Per me, per Te passante immaginario che vivi in questo Inferno e neppure lo sai,
per chi, al contrario, lo conosce, lo abita e viaggia per oltrepassarlo.
Per chi lo dis-conoscerà,
per quanti prima o poi lo apprezzeranno.
Mi esprimo senza parole compiute, uso le altrui, le mie sono sconnesse, come me.
Non è tempo.
Verrà.
Spero.
Perché essere felici
per una vita intera
sarebbe quasi
insopportabile
forse è meglio dondolarsi
tra l'estasi e la noia
cercando le risposte
più plausibili
com'era l'albero
così sarà il frutto dolce pensiero di vivere
tutto
non può essere mai come ieri
mai più la stessa storia
non può essere mai come ieri
mai quella stessa gloria su, vieni e riabbracciami
se ti ho perso è stato
solo per un attimo
ci sono infinite cose
deliziose
così vicine agli occhi
che non le sai vedere
quanto tempo abbiamo perso
inutilmente
seguendo dei percorsi
inevitabili
com'era l'albero
così sarà il frutto
dolce pensiero di vivere
tutto
non può essere mai come ieri
mai più la stessa storia non può essere mai come ieri
mai quella stessa gloria
su, vieni e riabbracciami
se ti ho perso è stato
solo per un attimo
non può essere mai come ieri
mai più la stessa storia non può essere mai come ieri
mai quella stessa gloria
su, vieni e riabbracciami
se ti ho perso è stato
solo per un attimo
perché essere felici
per una vita intera
sarebbe quasi insopportabile
Mi attraggono come calamita, li sogno, li anelo, li desidero e resto muta.
A vedere scorrere serate, mesi, anni senza toccare l'intoccabile.
Neppure l'onirico osa più.
Sono salda più o meno come una foglia staccata dal suo ramo che ondivaga a piacere con l'alternarsi dei venti.
Però A. mi stringe le mani, schiude il suo ripiegarsi in se stessa per toccarmi, guardarmi, rispondermi persino.
Ma lei, per l'ufficiale mondo, è diversa, fuori, completamente preda di sogni ed immagini incomprensibili a chi invece sta ben radicato sulla terra.
Io evidentemente sfioro questo mondo senza far parte né di quello né di questo.
Un po' qua un po' là.
Senza terra meno che mai casa.
Vado a fare il 730 con l'efficienza degli adulti ed il cuore tremante dei bambini.
Vivo più mondi nello stesso, o chissà ci siano diversi universi nell'Unico.
Importa?
Vado e torno, viaggio senza muovere un centimetro e sto ferma immobile pur alternando passo.
Forse la vera intoccabile sono io stessa, che sono sempre altrove,
mai ove mi si cerca, mai ove sento di esistere.
Ammesso che esista.
Spero che tu sia contento adesso
vedo che non senti il dolore per niente
almeno così sembra
mi chiedo cosa tu stia facendo adesso
mi chiedo se pensi a me qualche volta
Hai sempre gli stessi atteggiamenti?
O quei modi di fare sono per qualcun altro?
Spero che tu sia contento adesso
Solo perchè tu stai bene
non significa che hai ragione
solo perchè tu stai bene
ti voglio ancora qui stanotte
E' possibile trovare ancora la risata in te?
Lo capisco attraverso tutti i sorrisi
che sono così belli
hai ancora gli stessi amici adesso?
Per fumare via i tuoi problemi e la tua vita
oh ti ricordi di me?
L'unica che ti ha fatto
ridere prima di piangere
spero che tu sia felice adesso.
Si, lo spero, me lo auguro con tutto il cuore, tutto quello rimastomi.
A brandelli, lacerato, disilluso, ferito, ma pulsante, vivo.
"Spero che tu sia felice adesso".
Con quello che posso, che ho, ed anche quello che non riesco e non so dare.
Qui la pioggia fiocca come il mio umore, forte, impetuosa, incerta, altalenante.
Ma forte, questo si.
Ci sono margherite gialle nel giardino in cui volgo lo sguardo ogni dì lavorativo.
Qualche piccola creatura le raccoglie per me.
Malgrado la temperatura della primavera che stenta a farsi notare, c'è anche un gelo,
che annichilisce ogni alito tiepido.
Ed un sole ondivago, nascosto dalle nubi che fa, di tanto in tanto, capolino.
Tutto ed il contrario di tutto.
Come la stagione del mio cuore, che fa a cazzotti con se stessa,
uscendone perdente come ovvio che sia.
Malgrado sia invisibile, la bandiera bianca dell'arresa sfolgora intorno a me.
Ho perso, la battaglia del farmi amare così come sono,
ho vinto la mia, non celarmi, nascondermi, violarmi per essere altro da, e piacere per.
Pirro sarebbe il mio idolo ora.
Poso l'ascia e mi lascio andare.
Ovunque porti questa Vita,
infine solo questa ho.
E se vai all'Hotel Supramonte e guardi il cielo
tu vedrai una donna in fiamme e un uomo solo
e una lettera vera di notte falsa di giorno
e poi scuse e accuse e scuse senza ritorno
e ora viaggi ridi vivi o sei perduta
col tuo ordine discreto dentro il cuore
ma dove dov'è il tuo amore, ma dove è finito il tuo amore.
Grazie al cielo ho una bocca per bere e non è facile
grazie a te ho una barca da scrivere ho un treno da perdere
e un invito all'Hotel Supramonte dove ho visto la neve
sul tuo corpo così dolce di fame così dolce di sete
passerà anche questa stazione senza far male
passerà questa pioggia sottile come passa il dolore
ma dove dov'è il tuo amore, ma dove è finito il tuo amore.
E ora siedo sul letto del bosco che ormai ha il tuo nome
ora il tempo è un signore distratto è un bambino che dorme
ma se ti svegli e hai ancora paura ridammi la mano
cosa importa se sono caduto se sono lontano
perché domani sarà un giorno lungo e senza parole
perché domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole
ma dove dov'è il tuo cuore, ma dove è finito il tuo cuore.
Potrebbe anche essere un bel gioco, ma io non so giocare.
Sono sempre dalla parte sbagliata, erro i tempi, le parole, le attese, i toni.
Tu invece sei esperto e ti piace così, giocare con chi non può tenerti il bandolo.
Bene, bravo, bis.
"Lasciamoci scorrere" "sei libera" "non posso obbligarti" "come stai?"
"Non ti amo, ma ti voglio bene".
"Mi sono sentito tradito" "ho paura di perderti" "volevo schiaffeggiarti ma non ci sono riuscito".
Davvero?
Allora perché mi brucia la guancia e mi sento desolata?
Lo so, diresti che sono Io, Io ed ancora Io che corro, sbrano, chiedo, desidero, parlo...
sempre Io, cattiva, sbagliata, malata, corrotta, frammentata, ambivalente ed aggiungici tutte le parole che vuoi.
In fondo sto giocando il mio solito gioco,
Farmi massacrare nel tritacarne chiedendo Amore laddove non c'è.
Un altro giro di giostra, così divento più fine, macinata meglio.
Al fondo non c'è fine, si può sempre scavare.
Tu mandi fanculo me, io mando fanculo me stessa.
Giriamo la carta e voilà, altro mazzo, stesse carte.
La notte è bella, silenziosa e muta.
In questo mondo di frastuoni, pieno di parole cicalecciate, tanto per dare fiato,
questo essere sordi al mondo, fumando una sigaretta, a volte è lieve sollievo.
Un punto infinitesimale.
Quanta strada, su vetri rotti e a piedi scalzi, per arrivare qui.
Lacerata e scomposta.
Sembra quasi niente, ai Più neppure appare.
Eppure i passi sono i miei e la fatica pesa come piombo. Mollo gli ormeggi.
E quel microscopico punto urla il suo No.
Rialzo muri d'amianto. E quel piccolissimo punto sussurra No. Pietrifico il cuore.
E quel sorgente punto contrariato dice No.
Sono un punto.
Dolorosamente ho chiesto aria per i miei spazi,
dovendo accettare altrettanto ferocemente che i tuoi non sono i miei.
Neppure tangenti.
So di dover dare tanto quanto chiedo.
Anche tu.
Adesso ciò comporta non sfiorarsi. Non importa...
"Ieri avrei giurato sulla forza e la vittoria dei sentimenti; oggi assisto smarrito al trionfo dei tradimenti"
Trovo in queste parole parecchia commistione, come se i sentimenti portassero in se implicitamente fattori positivi e buoni dati per scontati nella parola stessa;
dove sono la rabbia, l'invidia, il dolore, l'odio, il rancore?
Non sono essi sentimenti?
E Tradire è necessariamente negativo?
Come se per farsi accettare si debba necessariamente essere buoni, belli, bravi, giovani, cordiali, simpatici, allegri... ma veri mai?
Visto che non siamo replicanti, ma Umani nati con un tot di e grandi altre pesanti ed onerose aspettative su ciò che dovremmo essere, addirittura provare, fare.
La mamma, il papà, nonni, fratelli, cugini, zii, amici, l'oratorio, i compagni di scuola, i professori, i compagni/fidanzati/coniugi, il datore di lavoro, i clienti/utenti del nostro mestiere, i colleghi, il panettiere...
Si tradisce tutti. Ed è bene, anche.
Non potremmo, anche volessimo fare, dire, sentire ciò che tutte le persone che circondano, secondo tempi e luoghi, vorrebbero da noi, per due ordini di motivi:
primo, poiché ognuno di loro ha differenti aspettative e desideri, magari anche opposti, sarebbe in ogni caso impossibile conciliarli
secondo, perché, peggiore di tutti tradiremmo noi stessi e la nostra autentica natura.
Difficile da fare, ne convengo, serve tempo, pazienza e volontà pure, per trovarsi.
E si può amare l'Altro/a anche se tradisce le nostre aspettative poiché ha le sue divergenti dalle nostre.
Differente e simile. Tangente e distante. Includente e secante.
Riappropriamoci della nostra Umanità, totale, non solo di un lato.
Pochi fan questa via; non perché il buio
li spaventi, ma solamente vengono
qui riluttanti perché hanno paura
di trovare, infittendosi la tenebra,
ciò che si son lasciati dietro a casa,
a succhiarsi le guance al focolare,
quella paralizzante Indecisione
dalla cui testa danzante si sono
precipitosamente dileguati,
solo per ritornare ad incontrarla,
afferrando con la fredda mano
al polso dell'Azzardo, per cadere con lui,
compagno della vecchia e nuova sorte.
Edna St. Vincent Millay
La tua mano meravigliosa P. invece era calda e forte, nonostante tremasse con la mia voce, leggiadro specchio di una realtà rivoltata sotto diverse luci, diverse le vite, i vissuti, i tempi, gli odori, stessa l'Intensità, ma quella non è continua, è discreta, salta come gli elettroni,
o sta lì o là, o c'è o non c'è.
In te io che l'ho sentita, ieri ho avuto il dono di sfiorarla, re-incontrando la mia.
Grazie tenera e forte P. compagna di viaggio.