
Gustav Klimt
Stasera mi hai telefonato, dolce come sempre, anche se ormai non ci si vede da quasi due anni, il tuo nome ha la stessa iniziale del mio, un caso forse, a parte le solite cose, il lavoro, le colleghe, le beghe di sempre, tuo marito che sta meglio in salute, i tuoi figli così belli, cresciuti bene in questa coppia che trasuda amore e rispetto da ogni poro, quel tuo tono malinconico nel saper saggiamente farli andare per le loro strade, così lontane in distanze materiali dalla tua e la nostalgia del farlo sapendo che è sano per loro, ormai grandi, crescere oltre te.
Se avessi potuto scegliere una madre avrebbe avuto i tuoi occhi così profondi, le tue mani così calde, quella morbidezza del com-prendere senza dover necessariamente e pomposamente dire, quella presenza discreta di chi soffice c'è, senza imporsi.
Sei una splendida mamma P. fai risuonare tutta l'assenza della mia vera dolcemente, avessi potuto scegliere, avrei scelto te, un po' lo faccio.
AntigoneStella || 22:49 ||
lunedì, 04 febbraio 2008
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Palate di merda come se piovesse, nessun fronte esente, della serie non ci facciamo mancare nulla.
O forse son solo io che ho perduto la mia verve recitativa e il trucco della parvenza.
Non faccio in tempo a smaltirla che eccola lì nuovamente ricolma, latrina fatta di rabbia, impotenza, amarezza ed incapacità.
Oggi, com'è noto, è la festa del papà, e giù tutti a dispensare auguri a tutti i padri del mondo.
Uno lo hai seppellito morto, che a 23 anni ha pensato bene di tirare una corda al cielo e di risparmiarsi i dolori a venire. L'altro lo hai seppellito vivo, una non pronuncia neppure il tuo nome, l'altra l'hai violata.
Auguri certo, che il tuo dispiegarsi al presente possa diventare presto una declinazione imperfetta.
Un paio d'ore a guardare una busta piena di ricordi, centinaia, foto lise, tagliate, mescolate nei decenni. Quella che ero appare in una sola, deve esserti sfuggita, questa figlia non voluta, partorita a forza di cui invano hai cercato di sbarazzarti.
Ho cercato indizi per comprendere, anche da morta sai far male.
Mi chiedi, mi chiedi sempre, "cosa ha detto", "cosa vi siete detti", infine te lo racconto, senza alcun filtro, una frase dura, tagliente, senza appello e il tuo silenzio a specchio lo è stato mille ed ancora mille volte di più.
Un "non ti amo" sarebbe stato carezzevole a confronto.
Tu, lemure, che finalmente scopri il velo di maya, e dai parole ad un dubbio da tutti presunto, da nessuno mai esplicitato, che il mio cognome sia uno sbaglio.
Può essere, anche se lo fosse, oggi ,cambierebbe ben poco.
Infine anche te, con cui parte di giovinezza ho condiviso, mi chiami per cercare soluzioni immediate e magiche con cui sbarazzarsi di immondizia accumulata nei decenni, chè sta sfrattando la tua aplombe.
Spiacente non sono attrezzata, faccio fatica a buttare già la mia di spazzatura.
Da ultimo me, che intorno ai miei errori giro da tempo scavando un solco così fondo che mi seppellirà.
Il passato non posso cambiarlo, è che io non sono capace di creare futuro.
AntigoneStella || 21:12 ||
lunedì, 19 marzo 2007
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Le motivazioni sono tutte importanti.
Non esistono scale se il sentire dell'Altro è.
Solo che a volte non si può rimandare, ci sono cose che si possono fare o non fare, senza appello.
Perchè gli eventi sono quelli e non si ripeteranno.
Non seppellirò mia madre in un altro tempo.
Nè ci sarà un'altra occasione per buttare terra anche sui fantasmi che reca con se e le paure che gli si accompagnano.
Oltre le parole, talora, ci necessita una mano, che stringa la nostra in momenti bui.
La tua è un ombra.
Dolorosissima.
AntigoneStella || 17:40 ||
venerdì, 08 settembre 2006
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Andata, definitivamente, senza ritorno.
Nessuna possibilità di sentirti pronunciare parole soffici,
nessun morbido ricordo.
Sotterrerò, oltre te, anche questa speranza,
in attesa di veder morire le sopravvissute,
che agonizzano da tempo.
AntigoneStella || 14:43 ||
giovedì, 07 settembre 2006
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Quanto mi è stato tolto,
dovevo arrivare ad avere i capelli di un bucaneve per capirlo.
Gioie, preoccupazioni, affetti che sento sempre per interposta persona,
attraverso lastre opache e fredde.
Tangente schizzata via mentre il mondo orbita attorno a nuclei affettivi fondanti.
Parole base, piene, tonde, solide, per me solo lettere in fila.
AntigoneStella || 22:24 ||
mercoledì, 21 giugno 2006
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Il mondo e io parliamo lingue diverse, apparentemente usiamo lo stesso vocabolario con gli stessi termini, semanticamente condivisi. Ed è una fortuna che tu, la stragrande maggiornanza dell'umanità, non capisca. Condivido questa anomalia con una minoranza di persone che oggi non hanno alcuno a cui telefonare, nessun ricordo bello da accarezzare, neppure una lapide da sfiorare.
Che meraviglia che non capiate. Che non abbiate lividi marchiati nell'anima, cicatrici fatte di parole e violenza condensate in un significato solo: rifiuto.
Chè di non amore non si muore, si vive.
AntigoneStella || 17:11 ||
domenica, 14 maggio 2006
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Mi hai sfiorato dolcissima la guancia oggi. Come tanti altri bimbi in tanti altri giorni. Eppure quel tuo sguardo era rimasto annegato nei miei occhi per tutti questi anni.
Chissà come ero io alla tua età, nessuno me ne ha mai parlato nè temo me lo racconterà mai. E' andata così.
E credo che neppure io lo racconterò mai a qualcuno come era a tre anni. E' andata così.
Un filo rotto è rotto.
AntigoneStella || 18:08 ||
giovedì, 06 aprile 2006
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Vi guardo, siete così belli insieme, tenerezza infinita. Una cosa che non so, non ho voluto conoscere, non ho avuto il coraggio di sapere. Una ferita nonostante tutto. Nonostante la convinzione e la saggezza delle scelte. La fatica di portarla, il desiderio di riprovarci, il sapere che mi paralizzerebbe la paura. La cosa, forse l'unica, che mi terrorizza davvero, fino ad ogni cellula di pelle. Specializzata in complicazioni, non riesco a vivere le cose semplici.
Insegnami, io ci devo parlare con questo inesploso, ma vivo desidero. Prendimi per mano, o in braccio, come si fa con i bimbi ed insegnami.
AntigoneStella || 21:47 ||
domenica, 29 gennaio 2006
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Esili gambe
come rami appena infioriti
reggevano me
vagante per il mondo
un tempo,
e mai suono
uscì dalle mie labbra
a chiamarti.
Adesso che
son colonne a reggermi,
viandante,
quelle due piccole sillabe
impossibili da pronunciare,
restano sempre nell'aria
sospese.
E tu, amica cara,
sollevi coperchi
pieni di polvere e impotenza,
e le tue parole,
sono balsamo e sale.
A Benedetta per ringraziarla del suo sentire
AntigoneStella || 21:28 ||
domenica, 29 gennaio 2006
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