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7.03.2001.
Il suono della tua voce mi arriva sempre attutito.
Come se ci fosse sempre un velo, ovatta, filtro a smorzarne i colori.
Senza tuttavia mai, mai celarne la forza.
Quella che lascia il mio palato con il retrogusto amaro del non è ed il dolce in punta di ciò che è.
Neppure, a questo punto del cammino, mi importa incatenarlo a parole, sempre sfuggenti, mai compiute.
Significherebbe incatenarmi e conseguentemente imbrigliare Te.
Voglio, desidero, anelo, necessito di aria, condivisa.
Fosse pure solo Vento.
Tu mia fioca luce e mia grande ombra, sei l'immenso e il deserto.
E sebbene io sia una minuscola particella in questo incommensurabile universo, è tutto quel che ho.
Mi aggrappo, con unghie che non crescono e forza che invento per riscoprire me e te e il domani.
Non so il risultato, fa parte dell'incognito domani che spetta a me a te o forse no,
per fortuna o disgrazia non so.
Ho fatto, detto, sentito, provato, vissuto, amato, disperato, deluso, sognato,
inventato tutto ciò che potevo.
Non basta. Non importa.
Portami nel cuore come in quello sguardo fra mari e delfini e coralli e scarpe di neve
e pianti e urla e carezze.
Ti amo, come posso, come riesco, come sono, come sei.
Ho da fare i compiti a casa. proprio così, però potrei anche scegliere di non farli,
sembra una banale sottigliezza, ma non lo è.
Mi rimandi sempre, da tempo, alla mia consapevolezza, all'illuminare le luci sfolgoranti mie tenute in ombra, alla determinatezza che mi è stata alleata, madre, padre, confidente, stampella, per lustri e mi lasci libera. di farlo o meno,
ché la Vita è mia e mia soltanto.
E posso decidere se lanciarla dall' 8° piano o aprirla alle carezze altrui,
se anestetizzarla con i mille e mille più uno antidoti farmacologici e naturali
ovvero riempirla di senso, nonostante il vuoto, che è.
Quello primario, che nessuna presenza, o assenza presente,
o presente assenza potrà mai colmare.
Elloso. Accirbideccolina (ché sono edulcorata altrimenti altro sarebbe il lemma).
Arianna aveva un filo, ma io sono Penelope, tesso e disfo,
un passo avanti tre indietro, sette salti in là e dodici rimbalzi in qua.
Il re è nudo, che lo si dica, lo si celi, lo si sublimi, lo si inventi differente, sempre nudo è.
Così come il mio desiderio che nudo anela una pelle nuda, non a caso, una, precisa,
con nome, odore, storia, calore, languore, tepore, una,
perché terra ed aria si contamino per dar vita ad un fuoco che nessuna acqua possa spegnere.
La tua pelle e la mia.
Nel sublime silenzio parlante che avvolge come un guanto misurandosi con la forma dell'altro,
senza violarlo.
“Big mistakes
Biggest hurt
My whole past behind glass
Great divide
Great deceit
The whole past on my mind
Remember the small things
You say: Remember the small things.”
Mio non fidanzato
ci siamo persi l’appuntamento o forse più codardamente abbiamo entrambi dato giorno ed indirizzo errato nella scaramantica speranza di trovare un destino favorevole a farci scontrare come nei film a lieto finale, bugie piccole dette sperando di coprire grandi vuoti di senso, vagando in una doppia scala a spirale in direzione inversa, incontrati in un punto in cui io salivo mentre tu scendevi la scala dei sentimenti, ora vertiginosa, così ci ritroviamo come in partenza, in luoghi ove io sono e tu non sei, un amaro gioco delle parti a recita sfalzata.
Quanto mi manca è piccola scheggia, incistata nel cuore, a perenne memoria di un Essere che c’è, esiste e non si arrende a copie di quel sentire, lo terrò stretto.
Ci tenevo a dirti questo, perché non siamo nuvole che si perdono nell’aria ma persone in carne ossa e sentimenti, anche quando facciamo i duri perché ci siamo sentiti feriti o umiliati o peggio non amati e nascondiamo sogni ed amarezze dietro sorrisi dipinti ad arte tirando le guance in su con le grappette che abbiamo.
Se ci siamo massacrati è perché scorticando parvenze siamo arrivati lì, sotto pelle, scoprendo che abbiamo anche tenerezze e debolezze da carezzare, che talora girano insieme al calore, a volte si gelano nelle mani o nei piedi, non importa se ho dolore a camminare, l’importante è che tu mi sia addosso, il come non ha importanza. E tu non mi sei addosso, non puoi perché sei parte di me, non era nei patti, ma non siamo che kattifi ragassi con molta testa e poca iena.
Ti chiedo perdono per il ruolo negato e per tutte le volte che ho maldestramente toccato ferite e fatto sanguinare i passi, mai c’è stata volontà di nuocere e su questo metterei la mano sul fuoco anche per te senza temere di perderla, novella Scevola, accade che solo le persone che si vogliono bene possano ferirsi, gli altri scivolano come olio.
Uomo che non ho, conosci bene il fatto che la vita non sia una pacchia e mangi pane e solitudine nonostante gli ingombri e le presenze, ogni tanto fai finta di dimenticare l’arte a te così nota dell’infelicità, recita un pianto o un urlo o un vaffanculo di cuore, te lo rammento, amo i fiori di campo, selvaggi, che raccolgono il vento e sorridono al sole anche senza occhi a vederli.
Sono sempre una guerriera e so accettare le mie sconfitte, come nel Kendo, quando l’avversario ti batte, ti inchini e lo ringrazi, perché ti ha insegnato qualcosa.
Io cresco mio non fidanzato e oltre alla capacità vivifica di amare, nonostante sangue secco e fatica incrostata, nonostante sia stata graffiata e morsa, ho scoperto una nuova cosa con te, che ti desidero, ma non ho bisogno di te.
Mi corico con il mio desiderio riuscendo a sorridere al giorno dopo e all’altro ancora che mi vede senza il tuo tocco ed al buio del tuo sguardo e con il silenzio della tua intelligenza.
Mi manchi, mi mancherai fino a quando l’ultimo giro d’orologio sarà sulla mia vita e disaccorto come un uomo non ti sei reso conto che questo mio vivere viene dal fatto che ti rubo un respiro, ogni mattino.
"Noi possiamo essere ingannati soltanto quando ci fidiamo, nel momento in cui mi abbandono io metto le basi per essere tradito perché ogni fiducia assoluta chiama sempre l'inganno"
A.Carotenuto
Una gara a perdere dove non esiste vincitore, spirale assente schiacciata in cerchio ricorrente,
dove ogni giro scava solchi più fondi in cui affoga l'Amore e il Dolore, piccolo, lento ed inesorabile suicidio di Sè.
Ci vuole uno scarto per non ripetere, infinitesimale, quasi impercettibile, un salto nel buio, fiducia ci vuole.
Questo dis-amore mi renderà migliore? Non lo so, dire si è vana e assoluta presunzione, modo per esorcizzare il nero velo che avvolge il mio cuore, dire di no è altrettanto pretenzioso,
senza risposta cammino all'interno, un viaggio a ritroso alla ricerca di un senso, con lo sguardo rivolto verso l'orizzonte.
Cosa posso imparare, di me, di te, della vita?
Qualcosa, da spendere ancora nell'affi-darsi e se inganno sarà, sia accolto e benvenuto, vuol dire che ancora ho strada da macinare e tanto da imparare.
Dalla fatica più grande per il mio cuore che ho appena iniziato ai tuoi inspiegati silenzi, dalle parole di ieri perse chissà in quale refolo di vento agli egoismi ordinari di chi non ha nel suo vocabolario nessuna parola somigliante ad empatia, dalla fatica quotidiana per non vacillare alle luci sfavillanti dell'estrema festa in cui si è obbligati ad essere felici, dall'inerzia con cui fingi di lottare all'indifferenza di chi non ha più nulla da spremere, dalle telefonate/richieste di aiuto ai piccoli immensi scoramenti prima di dormire, dalla caciara infinita del giorno all'urlante vuoto della notte.
"...è umano volere ciò di cui abbiamo necessità, ed è umano desiderare ciò che non ci è necessario ma che è per noi desiderabile. Il male consiste nel desiderare con uguale intensità ciò che è indispensabile e ciò che è desiderabile, soffrendo per non essere perfetti come se si soffrisse per la mancanza del pane. Il male romantico è questo: volere la luna come se esistesse il modo per ottenerla..."
"Il libro dell'inquietudine" Pessoa
Già. "Volere la luna"
Però è splendida, seppure mai toccata nel tuo cuore l'hai sfiorata ed è laggiù così lontana e meravigliosa che daresti un pezzo d'Anima per carezzarla questa maestosa luna.
Ammaestri il volere, ché si sa, è sempre troppo e sovente ubicato all'indirizzo errato e lui birbante torna e ritorna, cambiando solo forma.
Quando la selva oscura mi si pose innanzi
E tutti i sentieri erano smarriti
Quando i preti dell'orgoglio dicono che non c'è altra via
Ho patito i dolori della pietra
Io non credevo perché non potevo vedere
Benché tu venisti a me nella notte
Quando l'alba sembrava perduta per sempre
Mi mostrasti il tuo amore nella luce delle stelle
Stendi i tuoi occhi sull'oceano
Stendi la tua anima sul mare
Quando la notte oscura sembra senza fine
Ti prego, ricordati di me
Quindi la montagna si innalzò davanti a me
Dal profondo pozzo del desiderio
Alla fontana del perdono
Oltre il ghiaccio e il fuoco
Stendi i tuoi occhi sull'oceano
Stendi la tua anima sul mare
Quando la notte oscura sembra senza fine
Ti prego, ricordati di me
Sebbene condividiamo questo umile sentiero, soli
Quanto fragile è il cuore
Oh dai a questi piedi di argilla ali per volare
Per toccare il volto delle stelle
Instilla vita in questo debole cuore
Solleva questo mortale velo di paura
Prendi queste speranze crollate, scavate di lacrime
Ci innalzeremo oltre queste preoccupazioni mortali
Stendi i tuoi occhi sull'oceano
Stendi la tua anima sul mare
Quando la notte oscura sembra senza fine
Ti prego, ricordati di me
Ti prego, ricordati di me
Ubriaca.
Di cose , di emozioni, di pensieri, di gesti, di parole, di azioni.
Vago tra tutti questi ghirigori che si sovrappongono e quando traggo un respiro sei Tu il pensiero lieve.
Il resto talora è peso, talora no, resti comunque Tu il luogo mentale in cui riposare e gioire, pur nel saliscendi che caratterizza gli umani e il loro incontrarsi/scontrarsi.
Ché si sa, i tempi, i modi e le persone non sono sempre concilianti tra i desidarata e il reale.
E nel buio ci sono gli occhiali di tartaruga e le carezze, la tua mano che racchiude la mia e la passeggiata sotto i portici, le scarpe fradice di neve e il tabellone degli arrivi, la tua maglietta che avvolge le mie notti e le parole, i sospiri e le tenerezze.
Seppur tenebre ci sono i tuoi occhi, donatimi.
" L'irritabile vento dell'inverno non potrà gelare
il rude sole del tropico non potrà mai disseccare le rose,
nel giardino di rose che è nostro ed è nostro soltanto.
Ma questa dedica è scritta affinché altri la leggano:
sono parole private che io ti dedico in pubblico "
"Ti voglio bene " Mio zio usava la cinghia, per il mio bene, mia zia mi buttò fuori di casa, senza sfiorare la mia vita mai più, dandomi del lei un paio di anni dopo quando cercai di riparlarle, per il mio bene, mia nonna mi mandava a letto senza cena, per il mio bene.
"Ti voglio bene" Il mio ex marito mi voleva chiusa a casa senza né lavorare né studiare, per il mio bene.
"Ti voglio bene" L'uomo di cui mi innamorai follemente da adulta, il mio compagno da 5 anni, sparì nel nulla una settimana intera dopo che gli dissi che ero incinta. Due mesi dopo si trasferì di città con un'altra donna. E così non diventai madre in un reparto asettico in cui entrai ed usci con i miei piedi, sola, per il mio bene.
"Ti voglio bene" Tu vuoi tempo, pazienza, accoglienza, capacità, amore, ovviamente solo quando sei disponibile, una media di 4 volte l'anno, che sia equilibrata, felice, sorridente, così non ti senti in colpa, che speri, sogni, mi sazi, in base a quale motivo oggettivo resta un mistero, che scelga ciò che tu vorresti senza giammai chiederlo, così c'è sempre un modo per dire"sei libera" sono libero", che sappia sempre cosa fare/dire senza tuttavia mai esporsi, cautela futura sempre accesa, in compenso parole come noi, insieme o progetto sono solo lettere in fila, senza mai negarle però, così resta tutto socchiuso per eventuali ripensamenti.
Che non mi ami lo so, posso anche sopportarlo, capita.
Che non mi credi, no. Non ce la posso fare.
Anche tu, per il mio bene.
Vogliatemi male.
Chi ha voglia di dire qualcosa, bella o brutta che sia, mi mandi un pm, in questo post ho chiuso i commenti.
Oggi non avrei dovuto esser qui, immaginavo di prendere il volo e correre come luce fino alla stazione, che mi avrebbe visto sorridente,
anelavo i silenzi e le tue mani.
Questa differenza, tra gli snodi e la direzione, tra Te e me.
Invece, a furia di scendere un gradino alla volta, sono inciampata in uno scalino assente, ruzzolando.
Ho raccolto tutto il mio coraggio, cercato in ogni borsa ogni rimasuglio, in tutte le tasche ogni granello.
E lo scrivo qui, un'onda fra miliardi nell'etere dell'universo.
Ti Amo.
Vivere questa cosa, così piccola, che sta da qualche parte dentro il mio corpo, che è polvere nella Via Lattea, che è un soffio nel tempo, così immensa.
Pensare che posso fare, ciò che devo fare, ciò che ho scelto di fare, ciò che capita di fare ed avere spazio, avere sempre spazio per te.
Guardare una falce di luna che illumina anche il tuo capo ed i tuoi pensieri, invisibile luce d'unione.
Posare in un canto sogni, progetti e desideri, con una copertina addosso, al caldo, in un posto senza frastuono, chiuderli lì.
Forse mai li vivrò, mai li dimenticherò, senza rimpianto.
Sperare che un sorriso, un sorriso vero, ti illumini gli occhi, gli stessi occhi che mi circolano nelle vene. E poi ancora ed ancora ed ancora.
Raccogliere la malinconia in una mano e poi soffiarci su, per farla tornare a volare nel vento, e nuovamente camminare soffice,
un passo dopo l'altro.
Rammentare il tuo odore col mio, le tue forme, l'inflessione della tua voce, il tuo sesso, le parole, i cammini, tutti i baci, le stazioni, i pranzi, le lenzuola sgualcite, le urla, la tua stretta, i litigi, il mio nome sussurrato, le lacrime, le voglie, la mimica del tuo volto, la carne.
Sapendo che se li ricordo sono, ancora sono.
L'inizio della fine di quell'amore
effettivamente spaventoso
con il rimpianto di ogni ora.
E poi è venuta l'ora che è venuta dopo, incomprensibile,
uscita dal fondo del tempo.
Ora orribile.
Superba ed orribile.
Sono riuscita a non uccidermi soltanto all'idea della sua morte.
Della sua morte e della sua vita.
Sogni abbarbicati su filari di giorni piantati in zolle aride. Stanno su come violette ostinate a crescere su muri alti, sbattute là dal caso di un refolo. Sfolgoranti di colori che giungono lievi a terra tanto da far vacillare vista e sbattere fronte. Sogni, senza i quali saremmo tutti ciechi in un mondo di tenebre. E se per caso chiudi gli occhi in fuga, non ingannarti, memoria non perdona, così sei tu per me, una piccola cinepresa d’istanti scomposti, assemblati senza tempo né spazio a coordinare. Arrampicato lassù in cima, con le gambe penzoloni, che sorridi.
Come il tuo primo visto, io sul predellino di un treno in sosta a tenere bocca e meni a freno sbuffando volute di fumo insieme alla mia malinconia, tu zainetto in spalla passo veloce ed una disarmante espressione da bambino cresciuto che da troppo non si arrampica in alto a cercare cioccolata nascosta.
E il primo respiro rotto col mio, con la paura e la smania di riaprire i polmoni e ritrovare l'odore, l'Odore.
E il tuo passo dondolante sul binario d'arrivo con vestito d'ordinanza ed impermeabile e giornale sotto braccio che si dissolvono appena mi vedi insieme al mondo che corre vertiginosamente e resta solo quella linea funambolica tra i tuoi passi ed i miei.
E le lacrime color ghiaccio nello stesso binario in direzione contraria miste a quelle lasciate su pelle e sparite sotto.
La macchina macinatempo sfila senza sosta né pace battendo come contadina i filari ignoti delle ore a venire perchè qualche miraggio più tentennante scivoli dal piedistallo ad ossigenare buio.
E te che dormi con respiro quieto, la mano sulla fronte come a trattenere i sogni, mentre insegui chissà quale chimera guizzando orbite sotto le palpebre, ed io disegno a te ignara il contorno del tuo profilo perchè mi bruci le dita.
E io che guido piano, piano, e guardo con te gli orizzonti dei tuoi presenti, le strade che calchi, i posti che abiti.
E le parole, tante, fiumi a volte placidi, talora stuzzichevoli, spesso impetuosi che convergono e divergono in un incrocio continuo e rinnovato tra te e me, me e te.
Non si vede oltre, solo un attimo più in là, nebulosa fitta che come nebbia ovatta il domani. Passo nel vuoto, sabbia mobile infingarda o roccia solida, questa parola prodiga di promesse ed avara di certezze.