parenti | Bordeggiando...

Film


In uno splendido ponte primaverile, quando fai fatica a tirare i conti, cosa fai? Noleggi un paio di film, unica spesa che puoi concederti. E non li scegli a caso, il caso forse esiste, più spesso è altro.


L'Aria salata

"Se fai la cosa sbagliata, NO, stai dall'altra parte, capito?
Io non voglio sapere più niente di te, sono cazzi tua e non voglio più sapere niente di te, così per XXX"


"Come si fa a crescere senza mani ed essere preso in braccio, mai?"


E riecheggia in me quella frase, che salata sul viso mio hai fatto scendere,
 "A volte per trovare e salvare Se stessi si deve perdere l'oggetto d'Amore".

Risultato:
se perdo l'oggetto d'amore trovo me e resto isolata,
se salvo l'oggetto d'amore, perdo me.


Bella scelta.


AntigoneStella || 19:49 || mercoledì, 30 aprile 2008
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Rimbalzare

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Rimbalzare
verbo che mi si addice proprio.

Dalla fatica più grande per il mio cuore che ho appena iniziato ai tuoi inspiegati silenzi, dalle parole di ieri perse chissà in quale refolo di vento agli egoismi ordinari di chi non ha nel suo vocabolario nessuna parola somigliante ad empatia, dalla fatica quotidiana per non vacillare alle luci sfavillanti dell'estrema festa in cui si è obbligati ad essere felici, dall'inerzia con cui fingi di lottare all'indifferenza di chi non ha più nulla da spremere, dalle telefonate/richieste di aiuto ai piccoli immensi scoramenti prima di dormire, dalla caciara infinita del giorno all'urlante vuoto della notte.

Gomma
impermeabile, pulente e rimbalzante

Fanculo
AntigoneStella || 17:38 || giovedì, 29 novembre 2007
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"Ti voglio bene..."

 

"Ti voglio bene "
Mio zio usava la cinghia, per il mio bene, mia zia mi buttò fuori di casa, senza sfiorare la mia vita mai più, dandomi del lei un paio di anni dopo quando cercai di riparlarle, per il mio bene,  mia nonna mi mandava a letto senza cena, per il mio bene.

"Ti voglio bene"
Il mio ex marito mi voleva chiusa a casa senza né lavorare né studiare, per il mio bene.

"Ti voglio bene"
L'uomo di cui mi innamorai follemente da adulta, il mio compagno da 5 anni, sparì nel nulla una settimana intera dopo che gli dissi che ero incinta. Due mesi dopo  si trasferì di città con un'altra donna. E così non diventai madre in un reparto asettico in cui entrai ed usci con i miei piedi, sola, per il mio bene.

"Ti voglio bene"
Tu vuoi tempo, pazienza, accoglienza, capacità, amore, ovviamente solo quando sei disponibile, una media di 4 volte l'anno, che sia equilibrata, felice, sorridente, così non ti senti in colpa, che speri, sogni, mi sazi, in base a quale motivo oggettivo resta un mistero, che scelga ciò che tu vorresti senza giammai chiederlo, così c'è sempre un modo per dire"sei libera" sono libero", che sappia sempre cosa fare/dire senza tuttavia mai esporsi, cautela futura sempre accesa, in compenso parole come noi, insieme o  progetto sono solo lettere in fila, senza mai negarle però, così resta tutto socchiuso per eventuali ripensamenti.
Che non mi ami lo so, posso anche sopportarlo, capita.
Che non mi credi, no. Non ce la posso fare.

Anche tu, per il mio bene.

Vogliatemi male.


Chi ha voglia di dire qualcosa, bella o brutta che sia, mi mandi un pm, in questo post ho chiuso i commenti.

 

AntigoneStella || 17:15 || giovedì, 27 settembre 2007
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Nella categoria : parenti, assenza, imparare - Permalink






E' calato anche l'ultimo velo, lasciando solo un paesaggio desolato, arido e stucchevole.

Pensavo, quante cose pensavo, che tu fossi l'unica parente a cui mi legava anche un sentimento d'affetto. Erravo, perchè quando arrivano i nodi, quelli seri e gravi, lì, solo lì ,capisci con chi hai a che fare. Mi spiace aver disturbato il tuo/vostro sonno da giusti, sarà mia cura non interessarmi più.

Forse neppure io sono meglio, nonostante la varichina usata puzzo di fogna, daltronde è da lì che vengo.
AntigoneStella || 06:03 || lunedì, 21 maggio 2007
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Vite sprecate

Palate di merda come se piovesse, nessun fronte esente, della serie non ci facciamo mancare nulla.
O forse son solo io che ho perduto la mia verve recitativa e il trucco della parvenza.
Non faccio in tempo a smaltirla che eccola lì nuovamente ricolma, latrina fatta di rabbia, impotenza, amarezza ed incapacità.

Oggi, com'è noto, è la festa del papà, e giù tutti a dispensare  auguri a tutti i padri del mondo.
Uno lo hai seppellito morto, che a 23 anni ha pensato bene di tirare una corda al cielo e di risparmiarsi i dolori a venire. L'altro lo hai seppellito vivo, una non pronuncia neppure il tuo nome, l'altra l'hai violata.
Auguri certo, che il tuo dispiegarsi al presente possa diventare presto una declinazione imperfetta.

Un paio d'ore a guardare una busta piena di ricordi, centinaia, foto lise, tagliate, mescolate nei decenni. Quella che ero appare in una sola, deve esserti sfuggita, questa figlia non voluta, partorita a forza di cui invano hai cercato di sbarazzarti.
Ho cercato indizi per comprendere, anche da morta sai far male.

Mi chiedi, mi chiedi sempre, "cosa ha detto", "cosa vi siete detti", infine te lo racconto, senza alcun filtro, una frase dura, tagliente, senza appello e il tuo silenzio a specchio lo è stato mille ed ancora mille volte di più.
Un "non ti amo" sarebbe stato carezzevole a confronto.

Tu, lemure, che finalmente scopri il velo di maya, e dai parole ad un dubbio da tutti presunto, da nessuno mai esplicitato, che il mio cognome sia uno sbaglio.
Può essere, anche se lo fosse, oggi ,cambierebbe ben poco.

Infine anche te, con cui parte di giovinezza ho condiviso, mi chiami per cercare soluzioni immediate e magiche con cui sbarazzarsi di immondizia accumulata nei decenni, chè sta sfrattando la tua aplombe.
Spiacente non sono attrezzata, faccio fatica a buttare  già la mia di spazzatura.

Da ultimo me, che intorno ai miei errori giro da tempo scavando un solco così fondo che mi seppellirà.
Il passato non posso cambiarlo, è che io non sono capace di creare futuro.
AntigoneStella || 21:12 || lunedì, 19 marzo 2007
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U.

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Dietro montagne d'ipocrisia

l'unico fiume vero di dolore

è il tuo Fratello.

Ucciso da troppo amore

che il Dolore ti rechi in dono

strade altre e vergini vie.

Varchi una soglia senza ritorno

ove lacrime autentiche

possono far fiorire zolle.



Finalmente Tue.
AntigoneStella || 20:12 || giovedì, 14 settembre 2006
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....

Io faccio quello che fai tu

In effetti altri due pesi mi ci volevano, con questo corollario per oggi siamo colmi, daltronde perchè dovrebbero risparmiarmi altri oneri?


Non posso


Anche da questo versante niente di nuovo sotto il sole.
Faccio da me, come sempre.
AntigoneStella || 14:16 || giovedì, 07 settembre 2006
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Fanculo Tutti
Morti e Vivi



AntigoneStella || 13:30 || giovedì, 07 settembre 2006
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Parenti a consumo

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Ci fosse una tassa sarebbe utile: l'uso dei parenti a consumo, ovviamente proprio, ovviamente solo quando serve, per il tempo necessario e solo per dire ciò che si vuole. Ascolto chiuso, interesse per altrui opinione meno venti, con-divisione mai sia.

Daltronde io, specchio delle vanità, dalle irrise capacità alla bisogna nell'opposto volturate, scantinato da usare come pattumiera, persona su cui scaraventare migliaia di bla bla bla.

Ma non attacca. Vomita pure, al massimo pulisco. La bocca acida resta a te.

Ho imparato.

Non rispondo, non amplifico il mio pensiero, celo l'emozione.

Lo specchio è opaco, a tratti corroso, ai margini frantumato.

Trovate altrove dove specchiarvi per vedervi come vorreste, io sono fuori uso.
AntigoneStella || 21:30 || lunedì, 29 maggio 2006
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Nella categoria : ricordi, frammenti, parenti, nuvola, io - Permalink
Mia zia aveva un gran seno, braccia morbide, lunghi capelli. Tutto assolutamente inutile. Mi abbracciava solo se glielo chiedevo e con evidente voglia di staccarsi subito. Tutte le sere della mia infanzia, come un rito, le chiedevo di rimboccarmi le coperte, lei lo faceva sempre, ma mai, dico mai lo avesse fatto senza esplicita richiesta. Avevo così paura del buio da piccina.

Mia nonna non mi carezzava mai la testa, mai mi disse:"vieni ti racconto..." neppure quando a malavoglia le passavo la pomata sulle gambe ulcerate chiedendomi sempre dove fosse finita inghiottita quella splendida ragazza di quella foto ingiallita che la ritraeva ai tempi in cui mio nonno per lei fece follie, lasciare una moglie ed un figlio, nel primo dopoguerra. La prima guerra. Però mi insegnò a giocare a carte.

Mio zio si faceva vedere poco a casa, succube di una moglie impossibile. Così veniva a fare la sua parte da "uomo" quando io o Elena combinavamo qualcosa di sgradito. Ancora oggi, quando vedo un uomo slacciarsi la cintura, per un attimo, tremo.

Mio padre voleva insegnarmi l'amore dei "grandi", mia madre non mi perdonò mai il fatto di essere nata per sottrarre lui alle uniche cosce intelligenti che avesse mai avuto, quelle di Elide, l'altra. Probabilmente mi odiò perchè io ero una memoria perenne.

Franco, il mio primo uomo, morto da 15 giorni, mi ha insegnato a sopravvivere. Porterò una margherita prima o poi su quella pietra.

Santi, il mio primo amore, viaggia per altri lidi, mi ha lasciato il perdono, la passione ed un figlio mai nato.

Tu, che per la prima volta, la prima in assoluto, mi hai fatto "sentire" amata così come sono, sbagliata, cattiva, storta, ma degna d'Amore, sei una nuvola, eterea, fuggente, cangiante e impalpabile.



E l'unica cosa viva e calda che amo e che accarezzo è il mio gatto, capace di farsi bagnare il pelo accoccolato sulle mie ginocchia.



Ed ho quasi 40 anni.
AntigoneStella || 20:16 || giovedì, 06 aprile 2006
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Nella categoria : parenti, imparare, viandante - Permalink
Ho imparato il silenzio. Non quello stupendo della comunicazione antica né quello sublime della pace, neppure quello dell'attesa, nemmeno il silenzio della meraviglia. Il silenzio dei perdenti, di quelli che hanno persino smesso di provare a farsi capire. Sono diventata più praticabile sostengono, certo basta non dire, così nulla potrà scardinare le certezze millimetriche sulle quali in equilibrio sostenete di essere così stabili e certi e saldi e forti. Beati voi. Tre giorni girando le spalle o nascondendo la testa in un libro o accendendo ipod con la musica sparata a palla. Con questa sensazione serpeggiante da reietta che da sempre accompagna il mio tornare. Solo che prima ero una paria rompiballe e ora sono solo muta. "Sei un'idealista" "è così" "non vuoi crescere". Tutto vero. Se crescere vuol dire interessarsi esclusivamente del centimetro quadrato davanti ai miei occhi, non avere più bisogno di scoprire più nulla, essere certi sempre di essere nel giusto, mai ammettere un errore o una debolezza, non chiedere più come stai ma solo cosa fai... beh allora tante grazie, ma continuo la mia guerra in modo silenzioso, mi estraneo, abbasso la saracinesca e tanti saluti. Click clock alt stop, alla prossima replica, non troppo presto.
AntigoneStella || 21:31 || domenica, 29 gennaio 2006
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