Questo blog non rappresenta una testata
giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può
pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del
7.03.2001.
"Resta con lei. E pazienza per me. Io sono già morta, tanto.
Io sono morta quel giorno, molto tempo fa.
Tu resta con lei.
Hai conosciuto il mio amore e io il tuo.
Adesso vado.
Grazie, è stato molto.
Adesso vado, ecco, guarda: me ne sono già andata via,
volando come queste farfalle"
Uno scritto da standin ovation persino per un'atea come me,
roba da rivalutare il clero, anzi no,
scritti che indicano, ancora una volta,
come siano le persone a fare i titoli e non il contrario
Via il crocifisso dalle aule
Povero Cristo in mano a Berlusconi
di Paolo Farinella, prete
I giornali del giorno 5 novembre 2009, riportano la foto di Berlusconi che tiene in mano un Crocifisso, abbastanza grande. Le cronache dicono che glielo abbia dato il prete di Fossa, nell’ambito della consegna delle case. Se c’è una immagine blasfema è appunto questa: colui che ha varato una legge incivile contro i «cristi immigrati», che parla di «difesa dei valori cristiani». Un prete che consegna il crocifisso a Berlusconi è uno spergiuro come e peggio di lui. Povero Cristo! Difeso da una massa di ladroni che non solo lo beffeggiano, ma lo crocifiggono di nuovo con la benedizione del Vaticano, che per bocca del suo esimio segretario di Stato, ringrazia il governo per il ricorso che presenterà alla Corte di appello di Strasburgo.
Possiamo dire che c’è una nuova «Compagnia di Gesù» fatta di corrotti, di corruttori, di ladri, di evasori, di mafiosi, di alti prelati còrrei di blasfemìa e di indecenza, di atei opportunisti, di cultori di valori e radic(ch)i(o) cristiani … chi prepara la croce, chi le fune, chi i chiodi, chi le spine, chi l’aceto … e i sommi sacerdoti a fare spettacolo ad applaudire. Intanto sul «povero Cristo» di nome Stefano Cucchi, morto per mancanza di «nutrizione e idratazione», da nessuno è venuta una parola di condanna verso i colpevoli di omicidio, nemmeno dai monsignori che hanno gridato «assassino» al papà di Eluana Englaro.
Povero Cristo, difeso dai preti come suppellettile e raccoglitore di polvere nei luoghi pubblici e da tutti dimenticato come Uomo-Dio che accoglie tutti e dichiara che sono beati i poveri, i miti, coloro che piangono, i costruttori di pace, i perseguitati, gli affamati! Povero Cristo, difeso dagli adoratori del dio Po e di Odino che ne fanno un segno di civiltà, mentre lasciano morire di fame e di freddo poveri sventurati in cerca di uno scampolo di vita. Povero Cristo, difeso dalla “ministra” Gelmini che trasforma il Crocifisso in un pezzo di tradizione “de noantri”, esattamente come la pizza, il pecorino, i tortellini. Povero Cristo, difeso da Bertone che lo mette sullo stesso piano delle zucche traforate.
Povero Cristo! Gli tocca ringraziare la Corte di Strasburgo, l’unica che si sia alzata in piedi per difenderlo dagli insulti di chi fa finta di onorarlo. Signore, pietà!
Guardando a quel Cristo che è il senso della mia vita di uomo e di prete, ho la netta sensazione che dalla sua comoda posizione di inchiodato alla croce, dica: Beati voi, difensori d’ufficio... beati voi che ho i piedi inchiodati, perché se fossi libero, un calcio ben assestato non ve lo leverebbe nessuno.
link http://temi.repubblica.it/micromega-online/povero-cristo/
Chi ha paura della morte
si offenda.
La morte è una riviera musicale,
il seno curvo della donna amata.
Non c'è spazio
tra l'uomo e la sua morte
soltanto il batticuore di un nemico
che ride al suo passaggio.
"Ho letto una volta che gli antichi saggi credevano che nel corpo ci fosse un ossicino minuscolo, indistruttibile, posto all'estremità della spina dorsale. Si chiama luz in ebraico, e non si decompone dopo la morte né brucia nel fuoco. Da lì, da quell'ossicino, l'uomo verrà ricreato al momento della resurrezione dei morti. Così per un certo periodo ho fatto un piccolo gioco: cercavo di indovinare quale fosse il luz delle persone che conoscevo. Voglio dire, quale fosse l'ultima cosa che sarebbe rimasta di loro, impossibile da distruggere e dalla quale sarebbero stati ricreati. Ovviamente ho cercato anche il mio, ma nessuna parte soddisfaceva tutte le condizioni. Allora ho smesso di cercarlo. L'ho dichiarato disperso finchè non ti ho visto. Subito quell'idea di è risvegliata in me e con lei è sorto il pensiero, folle e dolce, che forse il mio luz non si trova dentro di me, bensì in un'altra persona." "Chi è quest'uomo? Temo che non mi permetterai più di scoprirlo. Posso solo indovinare che è tutto quanto insieme: adulto e bambino, uomo e donna, morto e vivo, e molte altre cose e molte altre persone - ma riuniti insieme, senza le divisioni artificiali e violente che esistono dentro di me. Perchè ai miei occhi, nel punto in cui tutte quelle "anime" si toccano, si mescolano e si uniscono senza che nulla le separi, sento che laggiù si trova il tuo vero io. Quando ti ho incontrato laggiù mi sono subito sentita riempire da te. Il mio corpo e la mia anima ti hanno parlato direttamente, oltre le tue parole, che non sempre amavo. Perchè laggiù tu mi ecciti veramente, mi stimoli, mi infiammi e mi fai male. E quando, talvolta, mi hai permesso di stare laggiù con te mi sono sentita viva come non mi era mai successo con nessuno. Con nessun uomo. Cosa succede? Hai sentito? All'improvviso provo freddo e caldo al tempo stesso. E ti sento, reale, con tutto il corpo. Mi stai di fronte, così vicino, come se ti trovassi al di là della porta. No, non mi farò illusioni. Ma fuori è silenzio già da qualche minuto. Non si muove una foglia e io ho paura a sollevare la penna. Sento i tuoi occhi sospesi sulle mie labbra. Cosa vuoi che dica? Che potrei dire ancora che non ho detto? E cos'altro rimane da dire, a parole?"
Ho sempre adorato leggere. Lo faccio ovunque, in tram, sul treno, a letto, persino camminando. Ogni tanto capita che un testo ti si appiccichi addosso, così in uno dei miei innumerevoli viavai ferroviari Covacich mi ha fatto indossare lenti da sole e chiudere il libro.
"Ricordo di essermi consolato pensando a 2046, il film di Wong Kar-Wai dove le persone innamorate salgono su un treno che viaggia nello spazio-tempo apposta per accedere ai loro vissuti così come sono stati esperiti, con la vivacità e il vigore che la memoria non può saper restituire. Sarei mai salito sul treno di 2046?"
tratto da Prima di sparire
Cinque lettere che identificano me, me per te,
sgorgano incontrollate da una bocca,
la tua,
e non si perdono nell'etere e nel tempo,
solidificano.
Cinque lettere pronunciate a voce alta,
urlate di rabbia e di meraviglia,
me per te, mentre il tempo dei calendari,
fra una data ed un'altra ,
si annulla.
Cinque lettere irripetibili,
me per te.
Un topo guardò nella fessura del muro per vedere il contadino e la moglie aprire un pacco. “Quale cibo potrebbe contenere quel pacco?” Il topo scoprì che nel pacco c’era una trappola per topi e ne fu devastato. Tornando nell’aia, il topo volle avvisare tutti gli animali: “C’è una trappola per topi nella casa! C’è una trappola per topi nella casa!” La gallina iniziò a chiocciare e raspare in terra e disse: “Signor Topo, posso capire che questa sia una grave preoccupazione per lei ma non ha conseguenze su di me. Non me ne importa molto.” Il topo si voltò verso il maiale e gli disse: “C’è una trappola per topi in casa!”. Il maiale simpatizzò ma disse: “Sono molto dispiaciuto, Signor Topo, ma non posso far molto altro che pregare. Può star certo che la terrò presente nelle mie preghiere.” Il topo si voltò verso la mucca. La mucca disse: “Accidenti, Signor Topo. Sono spiacente per lei, ma è difficile che io riesca ad infilare il mio naso nella trappola. E’ un problema suo.” Così il topo tornò nella casa, a testa bassa e triste, per fronteggiare la trappola solo soletto. Quella stessa notte, si sentì un suono nella casa, come il rumore di una trappola che scatta sulla preda. La moglie del contadino corse a vedere cosa aveva catturato. Nel buio, non vide che era un serpente velenoso la cui coda era rimasta nella trappola. Il serpente morse la donna. Il contadino la portò all’ospedale e quando la riportò a casa aveva la febbre. Chiunque sa che quando si ha la febbre fa molto bene prendere del brodo di gallina. Così il contadino portò la sua accetta nell’aia per preparare l’ingrediente principale del brodo. Ma la moglie continuava a star male e così amici e vicini vennero per stare con lei ad ogni ora del giorno e della notte. Per dare loro da mangiare, il contadino uccise il maiale. La moglie del contadino non migliorò ed un giorno morì. Vennero così tante persone al funerale, che il contadino dovette macellare la mucca per fornire sufficiente carne per tutti i convenuti.
Massimo arghhhhhhhhh !!! Mi hai fatto commuovere...
...grazie.
La poesia è musa infida e benedetta,
scrive emozioni con inchiostro invisibile su pelle vibrante
e poi, in un momento a caso, te la ritrovi scolpita a fuoco
dentro mille pensieri che si fanno passione.
----------------------------
Son Diana folle, invitta cacciatrice,
e chi pensa di me ch'io tema il freddo
ha una folle paura della vita.
Ho un desco puro senza sentimento
pane azzimo al posto del calore:
tutti mi hanno adorato e dopo spenta,
spenta con chiare e duttili calunnie
sopra le dita, e io che le ho sentite
cercavo nella tragica mia vela
qualche tragica pietà per la mia morte.
Donna ribelle, donna forse maga,
avrei voluto farti incantamento di amore vero senza più ritorno.
Alda Merini
Ma egli ruppe la scorza del dolore
in pezzi e ne distese alte le mani
come per trattenere il dio fuggente.
Anni chiedeva, solo un anno ancora
di giovinezza, mesi, pochi giorni.
ah, non giorni, ma notti, una soltanto,
solo una notte, questa notte. questa.
Il dio negava. Gridò allora Admeto,
gridò vani richiami a lui, gridò,
come gridò sua madre al nascimento.
Rainer Maria Rilke
Quando tu sarai vecchia grigia e sonnolenta
Col capo tentennante accanto al fuoco, prenditi questo libro,
E lentamente leggilo, e sogna del tenero sguardo
Che gli occhi tuoi ebbero un tempo, e delle loro ombre.
Profonde; quanti furono ad amare i tuoi attimi
Di grazia felice, e quanti amarono, con falso o vero amore,
La tua bellezza; ma uno solo amò l'anima peregrina
Che era in te, e il dolore del tuo volto che muta.
Curva di fronte ai ceppi risplendenti mormora,
Con lieve tristezza, come Amore fuggì, come percorse
Passando, i monti che ci stanno alti sul capo, E nascose il suo viso fra un nuvolo di stelle.
William Butler Yeats
Mi piace il tuo corpo
quando è col mio corpo.
E’ una cosa tanto nuova
muscoli meglio
e nervi di più.
Mi piace il tuo corpo
mi piace quel che fa
e il come.
Mi piace sentir la sua spina dorsale
le sue ossa
e il tremolante liscio-sodo
che bacerò
ancora ancora e ancora.
Di te mi piace baciare questo e quello
mi piace lentamente accarezzare
il folto elettrico pelo
e forse mi piace il brivido
di sotto me te
così nuova.
Edward Estlin Cummings
Nell'attesa misuro l'esistenza
ed è come fossi nata,
aspettando.
I miei binari stanchi
muoiono nel sole tiepido dei tuoi occhi
e rinascono nelle carezza di un abbraccio.
Fai attenzione quando m'abbracci.
Ho sempre un chiodo conficcato nel cuore.
E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole in un viavai frenetico.
Non sciuparla portandola in giro
in balìa del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti, fino a farne una stucchevole estranea.
Costantino Kavafis
Ci sono momenti che marchiano fuoco su carne
e non si quietano mai.
Momenti fatti di immagini in successione,
come pellicola impazzita, tempo non dritto.
Ricordi che sono icone o monumenti eterni come sfingi.
Una volta ancora, in un momento senza motivo, hai marchiato la mia vita,
in un’istante ed in un luogo con corpi senza confine, mi sono perso
in occhi che hanno regalato liquide perle calde e vellutate,
cadute con raffinata precisione, scese sulla mia guancia e
poi ancora più dentro scavando, non so se erano tristi o felici,
non ne sminuisce il valore, so solo che quando
l’ultimo giro d’orologio sarà sulla mia vita, il solo ricordo
sarà un senso per cui è valso averla vissuta.
In uno splendido ponte primaverile, quando fai fatica a tirare i conti, cosa fai? Noleggi un paio di film, unica spesa che puoi concederti. E non li scegli a caso, il caso forse esiste, più spesso è altro.
L'Aria salata
"Se fai la cosa sbagliata, NO, stai dall'altra parte, capito?
Io non voglio sapere più niente di te, sono cazzi tua e non voglio più sapere niente di te, così per XXX"
"Come si fa a crescere senza mani ed essere preso in braccio, mai?"
E riecheggia in me quella frase, che salata sul viso mio hai fatto scendere,
"A volte per trovare e salvare Se stessi si deve perdere l'oggetto d'Amore".
Risultato:
se perdo l'oggetto d'amore trovo me e resto isolata,
se salvo l'oggetto d'amore, perdo me.
"La nostra epoca, in effetti, non è tanto l'epoca di Antigone, l'epoca dell'assunzione decisa e rischiosa del proprio desiderio, l'epoca della scelta tragica per il particolare contro l'universale, ma l'epoca del libertino, ovvero l'epoca del godimento dissipato, del godimento come nuovo imperativo superegoico, come nuovo comandamento sociale".
E se vai all'Hotel Supramonte e guardi il cielo
tu vedrai una donna in fiamme e un uomo solo
e una lettera vera di notte falsa di giorno
e poi scuse e accuse e scuse senza ritorno
e ora viaggi ridi vivi o sei perduta
col tuo ordine discreto dentro il cuore
ma dove dov'è il tuo amore, ma dove è finito il tuo amore.
Grazie al cielo ho una bocca per bere e non è facile
grazie a te ho una barca da scrivere ho un treno da perdere
e un invito all'Hotel Supramonte dove ho visto la neve
sul tuo corpo così dolce di fame così dolce di sete
passerà anche questa stazione senza far male
passerà questa pioggia sottile come passa il dolore
ma dove dov'è il tuo amore, ma dove è finito il tuo amore.
E ora siedo sul letto del bosco che ormai ha il tuo nome
ora il tempo è un signore distratto è un bambino che dorme
ma se ti svegli e hai ancora paura ridammi la mano
cosa importa se sono caduto se sono lontano
perché domani sarà un giorno lungo e senza parole
perché domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole
ma dove dov'è il tuo cuore, ma dove è finito il tuo cuore.
"Ieri avrei giurato sulla forza e la vittoria dei sentimenti; oggi assisto smarrito al trionfo dei tradimenti"
Trovo in queste parole parecchia commistione, come se i sentimenti portassero in se implicitamente fattori positivi e buoni dati per scontati nella parola stessa;
dove sono la rabbia, l'invidia, il dolore, l'odio, il rancore?
Non sono essi sentimenti?
E Tradire è necessariamente negativo?
Come se per farsi accettare si debba necessariamente essere buoni, belli, bravi, giovani, cordiali, simpatici, allegri... ma veri mai?
Visto che non siamo replicanti, ma Umani nati con un tot di e grandi altre pesanti ed onerose aspettative su ciò che dovremmo essere, addirittura provare, fare.
La mamma, il papà, nonni, fratelli, cugini, zii, amici, l'oratorio, i compagni di scuola, i professori, i compagni/fidanzati/coniugi, il datore di lavoro, i clienti/utenti del nostro mestiere, i colleghi, il panettiere...
Si tradisce tutti. Ed è bene, anche.
Non potremmo, anche volessimo fare, dire, sentire ciò che tutte le persone che circondano, secondo tempi e luoghi, vorrebbero da noi, per due ordini di motivi:
primo, poiché ognuno di loro ha differenti aspettative e desideri, magari anche opposti, sarebbe in ogni caso impossibile conciliarli
secondo, perché, peggiore di tutti tradiremmo noi stessi e la nostra autentica natura.
Difficile da fare, ne convengo, serve tempo, pazienza e volontà pure, per trovarsi.
E si può amare l'Altro/a anche se tradisce le nostre aspettative poiché ha le sue divergenti dalle nostre.
Differente e simile. Tangente e distante. Includente e secante.
Riappropriamoci della nostra Umanità, totale, non solo di un lato.
Pochi fan questa via; non perché il buio
li spaventi, ma solamente vengono
qui riluttanti perché hanno paura
di trovare, infittendosi la tenebra,
ciò che si son lasciati dietro a casa,
a succhiarsi le guance al focolare,
quella paralizzante Indecisione
dalla cui testa danzante si sono
precipitosamente dileguati,
solo per ritornare ad incontrarla,
afferrando con la fredda mano
al polso dell'Azzardo, per cadere con lui,
compagno della vecchia e nuova sorte.
Edna St. Vincent Millay
La tua mano meravigliosa P. invece era calda e forte, nonostante tremasse con la mia voce, leggiadro specchio di una realtà rivoltata sotto diverse luci, diverse le vite, i vissuti, i tempi, gli odori, stessa l'Intensità, ma quella non è continua, è discreta, salta come gli elettroni,
o sta lì o là, o c'è o non c'è.
In te io che l'ho sentita, ieri ho avuto il dono di sfiorarla, re-incontrando la mia.
Grazie tenera e forte P. compagna di viaggio.
Un po' di tempo fa Nancy era senza compagnia
all'ultimo spettacolo con la sua bigiotteria.
Nel palazzo di giustizia suo padre era innocente
nel palazzo del mistero non c'era proprio niente
non c'era quasi niente.
Un po' di tempo fa eravamo distratti
lei portava calze verdi dormiva con tutti.
Ma cosa fai domani non lo chiese mai a nessuno
s'innamorò di tutti noi non proprio di qualcuno
non proprio di qualcuno.
E un po' di tempo fa col telefono rotto
cercò dal terzo piano la sua serenità.
Dicevamo che era libera e nessuno era sincero
non l'avremmo corteggiata mai nel palazzo del mistero
nel palazzo del ministero.
E dove mandi i tuoi pensieri adesso trovi Nancy a fermarli
molti hanno usato il suo corpo molti hanno pettinato i suoi capelli.
E nel vuoto della notte quando hai freddo e sei perduto
È ancora Nancy che ti dice - Amore sono contenta che sei venuto.
Porta Vagnu, la porta di lu munnu,
picciotti a mai finiri hannu chi fari.
Si nna machina passa, si ferma ni lu munnu,
si ioca, scinni scinni rinuledda, nichi e danni tutti n’tunnu…
Ninu arrobba un muluni, pi fari gran festa,
Lillu adduma na testa di crita ‘nto un puttuni.
Ed ogni tantu, quacchi ciuri mori…
Senza aviri fattu dannu si ferma lu cori…
E poi… chi ci amu a fari…
Na vota chi semu no ballu am’ a ballari,
Nascemu chiancennu, chiancennu, Beatu cu mori rirennu,
si rici ci voli curaggiu sapennu che è tuttu un passaggiu…
E ninu linnu linnu, pari chi ghittau a lenza…
Sta passannu na bagnanti chi si mancia la simenza…
Si arricogghi la ghiella, maronna com’è bella…
Ninu ci cogghi un ciuri s’aspetta e si pighia carizzi d’amuri.
E passa na carrozza, tri addevi si c’appizzanu ammucciuni,
Luciu canta a vuci pazza, ni la vita voghiu essiri un Liuni.
E Dinu si’ni và, e si’ni va Caddiddu,
lassaru a Porta Vagnu unni eru sapiddu…
E poi… chi ci amu a fari…
Na vota chi semu no ballu am’ a ballari,
Nascemu chiancennu, chiancennu, Beatu cu mori rirennu,
si rici ci voli curaggiu sapennu che è tuttu un passaggiu<a href="http://www.testimania.com/">Testi Canzoni</a>
E poi… cu lu po’ diri…
Chi tuttu stu beni di Diu avu a finiri…
Nascemu chiancennu, chiancennu, Beatu cu mori rirennu,
si rici ci voli curaggiu sapennu che è tuttu un passaggiu
Ivan Segreto
...............
musica che sa della terra in cui sono cresciuta, lui, gran artista.
Per Te, che mi hai capita da due semplicissime parole, grazie.
"LE BRET: Se tu provassi a mettere un po’ da parte questo tuo animo da moschettiere, Cirano, il successo e gli onori ti…
CIRANO: E che dovrei fare? Cercarmi un protettore? Trovarmi un padrone? Arrampicarmi oscuramente, con astuzia, come l’edera che lecca la scorza del tronco cui si avvinghia, invece di salire con la forza? No, grazie.
Dedicare versi ai ricchi come qualsiasi opportunista? Fare il buffone nella speranza vile di vedere spuntare sulle labbra di un ministro un sorriso che non sia minaccioso? No, grazie.
Mandar giù rospi tutti i giorni? Logorarmi lo stomaco? Sbucciarmi le ginocchia per il troppo genuflettermi? Specializzarmi nel piegare la schiena? No, grazie.
Accarezzare la capra con una mano e annaffiare il cavolo con l’altra?
Avere sempre a portata di mano il turibolo dell’incenso in attesa di potenti da compiacere? No, grazie.
Progredire di girone in girone, diventare un piccolo grande uomo da salotto, navigare avendo per remi madrigali e per vele sospiri di vecchie signore? No, grazie.
Farmi pubblicare dei versi a pagamento dall’editore Sercy? No, grazie.
Farmi eleggere papa da un concilio di dementi in una bettola? No, grazie.
Affaticarmi per farmi un nome con un sonetto invece di scriverne degli altri? No, grazie.
Trovare intelligente un imbecille?
Essere angosciato dai giornali e vivere nella speranza di vedere il mio nome apparire sulle riviste letterarie? No, grazie.
Vivere di calcolo, ansia, paura?
Anteporre i doveri mondani alla poesia, scrivere suppliche, farmi presentare? No, grazie.
Grazie, grazie, grazie, no!
Ma invece… cantare, ridere, sognare, essere indipendente, libero, guardare in faccia la gente e parlare come mi pare, mettermi - se ne ho voglia - il cappello di traverso, battermi per un sì per un no o fare un verso!
Lavorare senza curarsi della gloria e della fortuna alla cronaca di un viaggio cui si pensa da tempo, magari nella luna! Non scrivere mai nulla che non sia nato davvero dentro di te!
Appagarsi soltanto dei frutti, dei fiori e delle foglie che si sono colte nel proprio giardino con le proprie stesse mani!
Poi, se per caso ti arriva anche il successo, non dovere nulla a Cesare, prendere tutto il merito per te solo e, disprezzando l’edera, salire - anche senza essere né una quercia né un tiglio- salire, magari poco, ma salire da solo!"