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Solo un filo di vento, quanto basta per volare e, con dolcezza, atterrare, fra qui e tanti là, uno diverso dall'altro, ognuno con una magia, un dono, un emozione in regalo, da riportare con se, pronti a caricare la prossima valigia con occhi più ricchi. Perché la bellezza fa bene.
Vienna, dove l'eleganza è la normalità, nelle strade, nei palazzi, nel numero incredibile di musei, dove l'arte è fruibile, godibile e soprattutto apprezzata e coltivata.
Parigi, anelata per anni, degna della sua fama, maestosa e superba, a volte persino sprezzante. Città dai tanti volti ed innumerevoli trucchi, emblema perfetto dell'umanità.
Chartres, gotico e magia, un luogo incantato impossibile da narrare, una scalata verso l'immenso applicando il coraggio di non precipitare guardando l'abisso, il sogno dell'Uomo verso il cielo, metafora eccellente della vita.
Bled, piccolo gioiello incastonato fa i monti, pace e silenzio, verde e respiro.
Cres, selvaggia isola così poco segnata dall'umana presenza, la risacca ed il suo cullare ritmico, il colore del mare, un ritorno primordiale alle origini.
AntigoneStella || 15:16 ||
venerdì, 28 agosto 2009
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Polvere accumulata sui pensieri di ieri sfida il battipanni del tempo
scuotendosi nel finto spostamento che colloca gli stessi granelli in modi differenti.
La sabbia infilata nel cuore graffia ad ogni refolo ed
impazzita si barcamena tra le medesime arterie cercando invano un uscita.
Lenti modificate lasciano intonse sulla retina le catene di immagini incrostate lì,
ostinate a restare comodamente sdraiate sull'amaca di emozioni vive quanto fuggenti.
Distesa al sole godo di un calore non mercificato
mistificando verità e menzogna che allegramente vanno a braccetto senza meta
ridendo sonoramente di questo senso introvabile che evita le congiunzioni
lasciando punti infinitesimali quanto granitici
a sbarrare osmosi possibili tra corpo, cuore e cervello.
AntigoneStella || 10:09 ||
giovedì, 10 luglio 2008
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Massimo arghhhhhhhhh !!! Mi hai fatto commuovere...
...grazie.
La poesia è musa infida e benedetta,
scrive emozioni con inchiostro invisibile su pelle vibrante
e poi, in un momento a caso, te la ritrovi scolpita a fuoco
dentro mille pensieri che si fanno passione.
----------------------------
Son Diana folle, invitta cacciatrice,
e chi pensa di me ch'io tema il freddo
ha una folle paura della vita.
Ho un desco puro senza sentimento
pane azzimo al posto del calore:
tutti mi hanno adorato e dopo spenta,
spenta con chiare e duttili calunnie
sopra le dita, e io che le ho sentite
cercavo nella tragica mia vela
qualche tragica pietà per la mia morte.
Donna ribelle, donna forse maga,
avrei voluto farti incantamento
di amore vero senza più ritorno.
Alda Merini
Ma egli ruppe la scorza del dolore
in pezzi e ne distese alte le mani
come per trattenere il dio fuggente.
Anni chiedeva, solo un anno ancora
di giovinezza, mesi, pochi giorni.
ah, non giorni, ma notti, una soltanto,
solo una notte, questa notte. questa.
Il dio negava. Gridò allora Admeto,
gridò vani richiami a lui, gridò,
come gridò sua madre al nascimento.
Rainer Maria Rilke
Quando tu sarai vecchia grigia e sonnolenta
Col capo tentennante accanto al fuoco, prenditi questo libro,
E lentamente leggilo, e sogna del tenero sguardo
Che gli occhi tuoi ebbero un tempo, e delle loro ombre.
Profonde; quanti furono ad amare i tuoi attimi
Di grazia felice, e quanti amarono, con falso o vero amore,
La tua bellezza; ma uno solo amò l'anima peregrina
Che era in te, e il dolore del tuo volto che muta.
Curva di fronte ai ceppi risplendenti mormora,
Con lieve tristezza, come Amore fuggì, come percorse
Passando, i monti che ci stanno alti sul capo,
E nascose il suo viso fra un nuvolo di stelle.
William Butler Yeats
Mi piace il tuo corpo
quando è col mio corpo.
E’ una cosa tanto nuova
muscoli meglio
e nervi di più.
Mi piace il tuo corpo
mi piace quel che fa
e il come.
Mi piace sentir la sua spina dorsale
le sue ossa
e il tremolante liscio-sodo
che bacerò
ancora ancora e ancora.
Di te mi piace baciare questo e quello
mi piace lentamente accarezzare
il folto elettrico pelo
e forse mi piace il brivido
di sotto me te
così nuova.
Edward Estlin Cummings
Nell'attesa misuro l'esistenza
ed è come fossi nata,
aspettando.
I miei binari stanchi
muoiono nel sole tiepido dei tuoi occhi
e rinascono nelle carezza di un abbraccio.
Fai attenzione quando m'abbracci.
Ho sempre un chiodo conficcato nel cuore.
Beatrice
Ci sono momenti che marchiano fuoco su carne
e non si quietano mai.
Momenti fatti di immagini in successione,
come pellicola impazzita, tempo non dritto.
Ricordi che sono icone o monumenti eterni come sfingi.
Una volta ancora, in un momento senza motivo, hai marchiato la mia vita,
in un’istante ed in un luogo con corpi senza confine, mi sono perso
in occhi che hanno regalato liquide perle calde e vellutate,
cadute con raffinata precisione, scese sulla mia guancia e
poi ancora più dentro scavando, non so se erano tristi o felici,
non ne sminuisce il valore, so solo che quando
l’ultimo giro d’orologio sarà sulla mia vita, il solo ricordo
sarà un senso per cui è valso averla vissuta.
Riccardo
Al collo un filo di esili grani,
celo le mani nel largo manicotto,
gli occhi guardano distratti
e non piangeranno mai più.
Sembra il volto più pallido
per la seta che tende al lilla,
arriva quasi alle sopracciglia
la mia frangetta non ondulata.
E non somiglia ad un volo
questa lenta andatura, quasi avessi
sotto i piedi una zattera
e non i quadretti del parquet.
La bocca bianca è socchiusa,
ineguale il respiro affannato,
e sul mio petto tremano i fiori
dell'incontro che non c'è stato.
Anna Andreevna Achmatova
---------------------------------
Incatenatevi volontariamente...
1- Scrivere il nome di almeno cinque poeti di ogni tempo e luogo dei quali si è innamorati.
2- Citare alcuni versi significativi di almeno uno dei poeti elencati.
3- In aggiunta o in alternativa al punto 2 citare un proprio componimento poetico, o anche soltanto alcuni versi di esso
4- Per i veri patiti dell'arte poetica, sarebbe gradito un componimento, anche brevissimo, appositamente creato e pubblicato.
5- Infine incatenare altri bloggers raccomandando il rispetto di queste semplici regole.
AntigoneStella || 13:17 ||
mercoledì, 09 luglio 2008
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"Qui fanno tutti così perché sono piccolo e nero, è un'ingiustizia, però…"
"Tu non sei nero, sei solo sporco..."
Basta un sapone talora....
AntigoneStella || 20:29 ||
martedì, 25 marzo 2008
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Tempo che scorri
appari quasi fermo
tuttavia muti impercettibilmente
AntigoneStella || 22:18 ||
domenica, 09 dicembre 2007
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"Ti voglio bene "
Mio zio usava la cinghia, per il mio bene, mia zia mi buttò fuori di casa, senza sfiorare la mia vita mai più, dandomi del lei un paio di anni dopo quando cercai di riparlarle, per il mio bene, mia nonna mi mandava a letto senza cena, per il mio bene.
"Ti voglio bene"
Il mio ex marito mi voleva chiusa a casa senza né lavorare né studiare, per il mio bene.
"Ti voglio bene"
L'uomo di cui mi innamorai follemente da adulta, il mio compagno da 5 anni, sparì nel nulla una settimana intera dopo che gli dissi che ero incinta. Due mesi dopo si trasferì di città con un'altra donna. E così non diventai madre in un reparto asettico in cui entrai ed usci con i miei piedi, sola, per il mio bene.
"Ti voglio bene"
Tu vuoi tempo, pazienza, accoglienza, capacità, amore, ovviamente solo quando sei disponibile, una media di 4 volte l'anno, che sia equilibrata, felice, sorridente, così non ti senti in colpa, che speri, sogni, mi sazi, in base a quale motivo oggettivo resta un mistero, che scelga ciò che tu vorresti senza giammai chiederlo, così c'è sempre un modo per dire"sei libera" sono libero", che sappia sempre cosa fare/dire senza tuttavia mai esporsi, cautela futura sempre accesa, in compenso parole come noi, insieme o progetto sono solo lettere in fila, senza mai negarle però, così resta tutto socchiuso per eventuali ripensamenti.
Che non mi ami lo so, posso anche sopportarlo, capita.
Che non mi credi, no. Non ce la posso fare.
Anche tu, per il mio bene.
Vogliatemi male.
Chi ha voglia di dire qualcosa, bella o brutta che sia, mi mandi un pm, in questo post ho chiuso i commenti.
AntigoneStella || 17:15 ||
giovedì, 27 settembre 2007
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Estrema periferia di un centro vissuto le mani sono pluripotenziali veicoli di essenze.
Le sue, quelle a detta di molti le più accoglienti del mondo, le ho sempre temute, pronte a scatti che mai poggiavano lievi su me.
Le altre, quelle che il mondo dica sorreggano, mi guidavano su strade altre, che toccavano, toccavano, troppo toccavano.
Le giovani anelate, erano lievi e dure, coniugavano gli estremi.
Le prime amate erano bellissime, lunghe dita affusolate capaci di sistemare qualunque oggetto al mondo, mani capaci.
Le più amate erano forti e profumavano di promesse.
Le mie sono intangibili, sembrano vere e son fantasmi.
AntigoneStella || 17:06 ||
venerdì, 09 febbraio 2007
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Sfogliavo le mie giornate come le donne pie in chiesa recitano i loro rosari, uno dopo l'altro, snocciolando preghiere di cui hanno smarrito il senso.
Così io le sfogliavo, come le pagine di un giornale.
E così passarono anni.
Mi ero rassegnata. Questa era l'amara, arida ed impietosa verità. Vivevo con questo dolore che non era nè urgente nè acuto nè insopportabile. Al contrario era diventato il mio interlocutore preferito.
Mi faceva compagnia, segnava i miei passi.
Stava lì, scavato nei segni che il mio viso mostrava. Era immobile ed invasivo.
Io lo amavo poichè era tutto ciò che mi si muoveva dentro.
Di quell'uomo, crudele e feroce, tenero ed appassionato, tagliente ed indomabile non mi restava che questo. Non avevo alcuna intenzione di perderlo. Almeno questo non lo avrei perso. Viveva nei miei occhi, bastava chiuderli un attimo per ricordare quella luce splendente del suo sguardo per cui avrei anche ucciso.
Di tutti quei giorni, i giorni del dopo, non mi è rimasto addosso nulla.
Nessuna strada, nessun cibo, nessun volto, nessun sorriso nè pianto nè tramonto nè vittoria nè pastasciutta nè abbracci nè vestiti nè viaggi nè orgasmi.
Nulla.
Anche se tutte queste cose mi erano passate attorno o meglio io le avevo attraversate.
Senza mai sentirle risuonare dentro. Un silenzio assordante.
Quello che era peggio era il mio corpo, che fioriva, nonostante tutto, come una bella arancia siciliana, sanguigna e polposa. E che non si arrendeva. Non voleva invecchiare e urlava che lui, lui voleva vivere.
Ed io, come Venere muta, divenni come lei, bella si, ma rotta e di marmo.
Nessuno dei miei amanti di allora se ne accorse. Fra me ed il mio corpo quella barriera di dolore divenne l'unica ancora di salvataggio in quella tempesta che non accennava minimamente a finire.
ll mio corpo non si rassegnava ed il sesso mi tenne in vita.
E tra loro, gli uomini, che incrociarono la mia strada ed il mio letto, ce ne furono di più teneri, presenti, affettuosi, caldi, allegri, persino innamorati. Ma io ne amavo uno solo, l'assente, e di quell'uomo che mi aveva attraversano l'anima come un coltello, avrei voluto sentire i colpi ancora e ancora e ancora e poi ancora.
Perchè quella succosa arancia potesse sanguinare.
L'arancia resto intatta e viveva per me. Ed era amara.
Fino a te.
AntigoneStella || 18:40 ||
domenica, 19 novembre 2006
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Sull'aereo che mi riporta a casa, l'altoparlante annuncia le frasi di rito dell'atterraggio, attenti di qua, controllate di là, in caso di..... mi sveglia dal torpore, sonnacchio spesso in viaggio, provo, stretta fra le poltrone fatte solo per anoressiche e company, a stiracchiarmi un po', sono stata fortunata il posto è quello dell'uscita d'emergenza, anche le persone che non si sollevano troppo da terra come me, trovano conforto nello sgranchire le gambe, la coda dell'occhio mi avvisa....
... vedo solo le loro mani, sono mani avvezze al fare, che il tempo ha levigato e corroso, formano un piccolo semicerchio che interrompe il corridoio, piccola catena del sentire, dello sperare, del sorreggere.
Stanno così, unite e strette, si vede dallo sbiancarsi della pelle, fino a terra. Una goccia di intimità che mi si è stampata negli occhi.
Un giovane esploratore come tanti, bello, giovane, sorridente, sotto la magliettina attillata e il jeans sdrucito si vedono tutti i tuoi vent'anni che guizzano. Capello al vento, abbronzatura giusta, telefonino che deforma la tasca, occhiale da sole, esattamente come altri.
Solo una piccola macchia rossa ti svela. La porti cauto, senza imbelletti posticci, nè carta, nè fiocchi, nè cellophane.
Tra poco una creatura precisa sorriderà alla tua rosa e forse alla tua vita.
In questa città discreta, di gente che sussurra, chiede scusa, vuotata dalla calura estiva, sta esattamente di fronte a me seduta in un bus semideserto. Bisbiglia con un Uomo, ha occhi chiari senza trucco, un viso datato, capelli raccolti e un abito semplice. Non è particolarmente bella, neppure brutta, una donna come altre nel mondo. Non sento cosa Lui le dica, ma ad un tratto Lei reclina il capo leggermente e un sorriso che esce da ogni poro della pelle arriva fino a me.
Luce che conosco e riconosco.
In questo mondo, dove apparentemente tutto sembra vada in malora, L'Amore ancora esiste. O forse sono solo io che ho avuto il dono di ritrovarlo.
Se esiste un Dio, che ti benedica, "ciò che è dato, è reso".
AntigoneStella || 21:26 ||
mercoledì, 09 agosto 2006
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Ricucire con un filo di mare rattoppi e brandelli,
lento ricamo del girovagare,
fugace richiamo di inguini e sirene,
batte le tempie comprime il costato,
umido recesso che non accetti sosia
e lamenti la tua pena urlando il tuo colore,
sale non miele.
AntigoneStella || 16:23 ||
giovedì, 27 luglio 2006
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Mia zia aveva un gran seno, braccia morbide, lunghi capelli. Tutto assolutamente inutile. Mi abbracciava solo se glielo chiedevo e con evidente voglia di staccarsi subito. Tutte le sere della mia infanzia, come un rito, le chiedevo di rimboccarmi le coperte, lei lo faceva sempre, ma mai, dico mai lo avesse fatto senza esplicita richiesta. Avevo così paura del buio da piccina.
Mia nonna non mi carezzava mai la testa, mai mi disse:"vieni ti racconto..." neppure quando a malavoglia le passavo la pomata sulle gambe ulcerate chiedendomi sempre dove fosse finita inghiottita quella splendida ragazza di quella foto ingiallita che la ritraeva ai tempi in cui mio nonno per lei fece follie, lasciare una moglie ed un figlio, nel primo dopoguerra. La prima guerra. Però mi insegnò a giocare a carte.
Mio zio si faceva vedere poco a casa, succube di una moglie impossibile. Così veniva a fare la sua parte da "uomo" quando io o Elena combinavamo qualcosa di sgradito. Ancora oggi, quando vedo un uomo slacciarsi la cintura, per un attimo, tremo.
Mio padre voleva insegnarmi l'amore dei "grandi", mia madre non mi perdonò mai il fatto di essere nata per sottrarre lui alle uniche cosce intelligenti che avesse mai avuto, quelle di Elide, l'altra. Probabilmente mi odiò perchè io ero una memoria perenne.
Franco, il mio primo uomo, morto da 15 giorni, mi ha insegnato a sopravvivere. Porterò una margherita prima o poi su quella pietra.
Santi, il mio primo amore, viaggia per altri lidi, mi ha lasciato il perdono, la passione ed un figlio mai nato.
Tu, che per la prima volta, la prima in assoluto, mi hai fatto "sentire" amata così come sono, sbagliata, cattiva, storta, ma degna d'Amore, sei una nuvola, eterea, fuggente, cangiante e impalpabile.
E l'unica cosa viva e calda che amo e che accarezzo è il mio gatto, capace di farsi bagnare il pelo accoccolato sulle mie ginocchia.
Ed ho quasi 40 anni.
AntigoneStella || 20:16 ||
giovedì, 06 aprile 2006
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Ci sono palpiti volanti,
che non riescono
a trovare parole
sulle labbra e salirvi.
Tuttavia, a volte,
lasciano segni.
Così tu, dentro me,
sei un radioso sussurro.
AntigoneStella || 21:48 ||
domenica, 29 gennaio 2006
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Manca una settimana alla fine della scuola, e tu oggi bussi di soppiatto per non farti vedere da tuo figlio, così bello e così speciale, e fra le mani mi metti un piccolo pacchetto blu notte e mentre lo fai ti giustifichi pure, che di più non potevi. Dentro c'è un piccolo delfino d'oro, porta fortuna mi dici, e io non ho parole e ti abbraccio mamma a cui tante volte ho rimproverato i troppi si. E abbiamo gli occhi lucidi in due, tu felice di vedere quel tuo piccolo gioiello sedere finalmente vicino agli altri e con le mani quasi libere dai morsi, io di tanta inattesa gratitudine. Mentre stai per sciorinare tutti i tuoi grazie io ti zittisco, non so mai cosa dire, in fondo ho solo cercato di fare ciò per cui mi pagano, il mio lavoro. Non si vive di solo stipendio.
AntigoneStella || 21:36 ||
domenica, 29 gennaio 2006
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