scrittori | Bordeggiando...

Ciao Alda

 

 

 
 

 

 
Chi ha paura della morte
si offenda.
La morte è una riviera musicale,
il seno curvo della donna amata.
Non c'è spazio
tra l'uomo e la sua morte
soltanto il batticuore di un nemico
che ride al suo passaggio.
 

Alda Merini


AntigoneStella || 23:50 || domenica, 01 novembre 2009
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Parole dense

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lettereanessuno.splinder.com/

è solo terra che comincia

dove non arrivano i piedi

sei più giovane di qualche mai

e io ho due ore di te

per pensare l'altrimenti

 

Alessandro Assiri

AntigoneStella || 22:15 || venerdì, 04 settembre 2009
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E il vostro "luz"?

"Ho letto una volta che gli antichi saggi credevano che nel corpo ci fosse un ossicino minuscolo, indistruttibile, posto all'estremità della spina dorsale. Si chiama luz in ebraico, e non si decompone dopo la morte né brucia nel fuoco.
Da lì, da quell'ossicino, l'uomo verrà ricreato al momento della resurrezione dei morti. Così per un certo periodo ho fatto un piccolo gioco: cercavo di indovinare quale fosse il luz delle persone che conoscevo. Voglio dire, quale fosse l'ultima cosa che sarebbe rimasta di loro, impossibile da distruggere e dalla quale sarebbero stati ricreati.
Ovviamente ho cercato anche il mio, ma nessuna parte soddisfaceva tutte le condizioni. Allora ho smesso di cercarlo.
L'ho dichiarato disperso finchè non ti ho visto. Subito quell'idea di è risvegliata in me e con lei è sorto il pensiero, folle e dolce, che forse il mio luz non si trova dentro di me, bensì in un'altra persona."


"Chi è quest'uomo? Temo che non mi permetterai più di scoprirlo. Posso solo indovinare che è tutto quanto insieme: adulto e bambino, uomo e donna, morto e vivo, e molte altre cose e molte altre persone - ma riuniti insieme, senza le divisioni artificiali e violente che esistono dentro di me.
Perchè ai miei occhi, nel punto in cui tutte quelle "anime" si toccano, si mescolano e si uniscono senza che nulla le separi, sento che laggiù si trova il tuo vero io.
Quando ti ho incontrato laggiù mi sono subito sentita riempire da te. Il mio corpo e la mia anima ti hanno parlato direttamente, oltre le tue parole, che non sempre amavo.
Perchè laggiù tu mi ecciti veramente, mi stimoli, mi infiammi e mi fai male.
E quando, talvolta, mi hai permesso di stare laggiù con te mi sono sentita viva come non mi era mai successo con nessuno. Con nessun uomo.
Cosa succede? Hai sentito? All'improvviso provo freddo e caldo al tempo stesso. E ti sento, reale, con tutto il corpo. Mi stai di fronte, così vicino, come se ti trovassi al di là della porta.
No, non mi farò illusioni.
Ma fuori è silenzio già da qualche minuto. Non si muove una foglia e io ho paura a sollevare la penna. Sento i tuoi occhi sospesi sulle mie labbra. Cosa vuoi che dica? Che potrei dire ancora che non ho detto? E cos'altro rimane da dire, a parole?"

Grossman
Che tu sia per me il coltello
AntigoneStella || 00:40 || lunedì, 31 agosto 2009
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Sono stata io

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"Avrei potuto scoparla. Potrei essere come Harvey, ma non lo sono perché ho scelto di non esserlo. Non sono stati i miei genitori a prendere la decisione di poco fa: sono stato io. Grazie per il vostro aiuto, mamma e papà, ma sono stato io, non voi, a dire a quella ragazza di tornare in camera sua.
Non è stato Berrington a farmi come sono, non siete stati voi.
Sono stato io."


Ken Follett
Il terzo gemello

A volte piccole luci si nascondono nei luoghi più inusitati
"Non siete stati voi, sono stata Io".

Nel bene e nel male, con i miei tempi lenti e gli incontri scartati,
con le mie ostinate muraglie e i nascosti sorrisi,
 con i miei timing wrong e i luoghi errati
"sono stata io".

"Io".
AntigoneStella || 22:33 || lunedì, 25 maggio 2009
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Libri


Ho sempre adorato leggere. Lo faccio ovunque, in tram, sul treno, a letto, persino camminando. Ogni tanto capita che un testo ti si appiccichi addosso, così in uno dei miei innumerevoli viavai ferroviari Covacich mi ha fatto indossare lenti da sole e chiudere il libro.



"Ricordo di essermi consolato pensando a 2046,  il film di Wong Kar-Wai dove le persone  innamorate salgono su un  treno che viaggia nello spazio-tempo apposta per accedere ai loro vissuti così come sono stati esperiti, con la vivacità e il vigore che la memoria non può saper restituire. Sarei mai salito sul treno di 2046?"
                                                                            tratto da Prima di sparire




Cinque lettere che identificano me,
me per te,
sgorgano incontrollate da una bocca,
la tua,
e non si perdono nell'etere e nel tempo,
solidificano.

Cinque lettere pronunciate a voce alta,
urlate di rabbia  e di meraviglia,
me
per te,
mentre il tempo dei calendari,
 fra una data ed un'altra ,
si annulla.
Cinque lettere irripetibili,
me
per te.

AntigoneStella || 16:18 || mercoledì, 10 settembre 2008
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C'est tout

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Grandi Autrici hanno scritto dell'Amore, io amo Lei più di ogni altra.


E' curioso come ti ami sempre, anche quando non ti amo.


Venga ad amarmi.
Venga.
Vieni in questa carta bianca,
Insieme a me.
Ti do la mia pelle.
Vieni.
Presto.


Diventa bello
lo guardo.


Essere insieme è l'amore, la morte, la parola, dormire.


L'amerò fino alla morte.
Cercherò di non morire troppo presto.
(?)
E' tutto quello che ho da fare.


Sono un pezzo di legno bianco.
E anche tu.
Di un altro colore.


M. Duras



AntigoneStella || 18:05 || mercoledì, 12 marzo 2008
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No, grazie


Per Te, che mi hai capita da due semplicissime parole, grazie.



"LE BRET: Se tu provassi a mettere un po’ da parte questo tuo animo da moschettiere, Cirano, il successo e gli onori ti…
 
CIRANO: E che dovrei fare? Cercarmi un protettore? Trovarmi un padrone? Arrampicarmi oscuramente, con astuzia, come l’edera che lecca la scorza del tronco cui si avvinghia, invece di salire con la forza? No, grazie.
Dedicare versi ai ricchi come qualsiasi opportunista? Fare il buffone nella speranza vile di vedere spuntare sulle labbra di un ministro un sorriso che non sia minaccioso? No, grazie.
Mandar giù rospi tutti i giorni? Logorarmi lo stomaco? Sbucciarmi le ginocchia per il troppo genuflettermi? Specializzarmi nel piegare la schiena? No, grazie.
Accarezzare la capra con una mano e annaffiare il cavolo con l’altra?
Avere sempre a portata di mano il turibolo dell’incenso in attesa di potenti da compiacere? No, grazie.
Progredire di girone in girone, diventare un piccolo grande uomo da salotto, navigare avendo per remi madrigali e per vele sospiri di vecchie signore? No, grazie.
Farmi pubblicare dei versi a pagamento dall’editore Sercy? No, grazie.
Farmi eleggere papa da un concilio di dementi in una bettola? No, grazie.
Affaticarmi per farmi un nome con un sonetto invece di scriverne degli altri? No, grazie.
Trovare intelligente un imbecille?
Essere angosciato dai giornali e vivere nella speranza di vedere il mio nome apparire sulle riviste letterarie? No, grazie.
Vivere di calcolo, ansia, paura?
Anteporre i doveri mondani alla poesia, scrivere suppliche, farmi presentare? No, grazie.
Grazie, grazie, grazie, no!
Ma invece… cantare, ridere, sognare, essere indipendente, libero, guardare in faccia la gente e parlare come mi pare, mettermi - se ne ho voglia - il cappello di traverso, battermi per un sì per un no o fare un verso!
Lavorare senza curarsi della gloria e della fortuna alla cronaca di un viaggio cui si pensa da tempo, magari nella luna! Non scrivere mai nulla che non sia nato davvero dentro di te!
Appagarsi soltanto dei frutti, dei fiori e delle foglie che si sono colte nel proprio giardino con le proprie stesse mani!
Poi, se per caso ti arriva anche il successo, non dovere nulla a Cesare, prendere tutto il merito per te solo e, disprezzando l’edera, salire - anche senza essere né una quercia né un tiglio- salire, magari poco, ma salire da solo!"

 Cyrano de Bergerac  Rostand

No, grazie
AntigoneStella || 21:03 || lunedì, 10 marzo 2008
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Ulisse, le sirene, la Vita





.. Alle Sirene giungerai da prima,
Che affascìnan chïunque i lidi loro
Con la sua prora veleggiando tocca.
Chïunque i lidi incautamente afferra
Delle Sirene, e n'ode il canto, a lui
Né la sposa fedel, né i cari figli
Verranno incontro su le soglie in festa.
Le Sirene sedendo in un bel prato,
Mandano un canto dalle argute labbra,
Che alletta il passeggier: ma non lontano
D'ossa d'umani putrefatti corpi
E di pelli marcite, un monte s'alza.
Tu veloce oltrepassa, e con mollita
Cera de' tuoi così l'orecchio tura,
Che non vi possa penetrar la voce.
Odila tu, se vuoi; sol che diritto
Te della nave all'albero i compagni
Leghino, e i piedi stringanti, e le mani;
Perché il diletto di sentir la voce
Delle Sirene tu non perda. E dove
Pregassi o comandassi a' tuoi di sciorti,
Le ritorte raddoppino ed i lacci.
Poiché trascorso tu sarai, due vie
Ti s'apriranno innanzi; ed io non dico,
Qual più giovi pigliar, ma, come d'ambo
Ragionato t'avrò, tu stesso il pensa.

                                                                                                                        Omero   Odissea


Solo da se stesso ognuno può scegliere, rinunciare dunque, ad una via o ad un altra.
 Violare la propria natura o fluire l'andare della nave, con i suoi imprevisti, metafora della Vita,
porta con se, irrimediabilmente  a ferire o se stessi o gli altri oppure peggio entrambi.

Cosa sia meglio nell'ignoto sta.
La risposta è dentro ognuno di noi.
Difficile non è trovarla, ma porsi la domanda.
AntigoneStella || 23:16 || martedì, 05 febbraio 2008
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Gioie

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                                                                                  Pino Roveredo ed io

Foto postata con l'autorizzazione dell'autore




"Era uno come noi, il tipo di persona che, cullandosi sopra l'altalena del tempo, fatica il giorno per guadagnarsi la notte. E si annoiava come noi, che ballavamo le stesse danze sopra le medesime domeniche e piangevamo il nostro niente dentro il solito lunedì...

...Era uno come noi, uno che sopportava il sole per meritarsi la luna sopra il viavai del sogno. Ora noi, per non essere come lui, fatichiamo il giorno, e se non basta, ci sfiniamo anche la notte sopra l'altalena rigida della rassegnazione. Noi che teniamo sveglia l'attenzione per non scivolare nel sogno, e per questo, cadere poi dentro il castigo, perché il girotondo dei monti, con il suo cuore di pietra, non concede il perdono a nessuna fuga, no, nemmeno a quella che si prova a sfiorare con il gioco sciocco del pensiero"


tratto da  Mandami a dire


Piccole grandi gioie


 
AntigoneStella || 21:12 || martedì, 04 dicembre 2007
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Volere la luna

"...è umano volere ciò di cui abbiamo necessità, ed è umano desiderare ciò che non ci è necessario ma che è per noi desiderabile. Il male consiste nel desiderare con uguale intensità ciò che è indispensabile e ciò che è desiderabile, soffrendo per non essere perfetti come se si soffrisse per la mancanza del pane. Il male romantico è questo: volere la luna come se esistesse il modo per ottenerla..."

"Il libro dell'inquietudine"  Pessoa




Già. "Volere la luna"

Però è splendida, seppure mai toccata nel tuo cuore l'hai sfiorata ed è laggiù così lontana e meravigliosa che daresti un pezzo d'Anima per carezzarla questa maestosa luna.

Ammaestri il volere, ché si sa, è sempre troppo e sovente ubicato all'indirizzo errato e lui birbante torna e ritorna, cambiando solo forma.

AntigoneStella || 20:42 || domenica, 11 novembre 2007
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Libri

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Dice  timelineofblue.splinder.com/ di elencare i cinque libri che vi hanno segnato, cambiato, arricchito, in definitiva che hanno lasciato un segno in voi...
.. splendida cosa, visto che attraverso le parole scritte, si può oltrepassare tempo e spazio e conoscere storie, comprendere emozioni prima confuse a cui altri hanno dato sfumature e colori.



Ma cinque? CINQUE? Non ce la posso fare...



- O. Wilde "De Profundis"
(imperdibile)

- P. Roveredo "Mandami a dire"
(perchè da voce agli ultimi)

- D. Cugia "No"
(parola importantissima...)

- R. Piumini "La rosa di Brod"
(geniale trama, superba scrittura)

M.Duras "Testi segreti"
(tre racconti tanto sintetici quanto densi)

- A.Merini "Vuoto d'amore"
(per citarne solo uno...)

- I.Allende "Paula"
(per elaborare gli abbandoni senza ritorni)

- Grandes "Malena un nome da tango"
(perchè mi ci sono identificata :) )

- Berberova "Il giunco mormorante"
(per trovare e ritrovare sempre la propria no man's land)

- Hillman "Il codice dell'Anima"
(crescere significa scendere... dopo averlo letto ho capito la mia strada)

-Hillesum "Diari"
(perché etica e dignità non sono solo parole)

- Pessoa "Il libro dell'inquietudine"
(il titolo da solo la dice lunga...)

- Hart "Il danno"
(dalla cui crepa entra la luce)

I.Bachmann "Il trentesimo anno"
(per lasciarsi alle spalle l'acerbo della giovinezza senza rimpianti)

- R. Bach "Illusioni"
(e tutti gli altri più noti, in questo alcune frasi sono scolpite a fuoco in me)

- Serrano "Antigua vita mia"
(grande analisi di donne diverse, in cui ognuno può ritrovare un pezzo di se stessa)

- A. Nothomb "Acido solforico"
(per iniziare, lei è una genia)

- N. Hornby  "Alta fedeltà"
(per capire i tardo adolescenti ultratrentenni)



Vi confesso che il mio sogno segreto sarebbe poter fare la libraia


ps: accettasi consigli, suggerimenti, suggestioni, ve ne sarò grata (il mio portafoglio molto meno :) )
AntigoneStella || 16:34 || martedì, 09 ottobre 2007
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Ommini, ominicchi e quaquaraquà



Aveva ragione Totò, esistono Omminni, ominicchi e quaquaraquà.


Riunione al ***

"...si dovrebbero rivedere le attività settimanali del *** e calendarizzarle, abbiamo pensato a: x lunedì, a  y mercoledì, a z ..."

"Io sono disponibile il sabato mattina, non tutti i sabati però"

"Benissimo!, beh certo, diciamo ogni due settimane"

"Ci possiamo pensare sopra a cosa fare"

Fine riunione, colloquio a due

"Pensavo di mettere su una cosa che mi piaccia e che sia in grado di portare avanti, avevo pensato ad un laboratorio di lettura, con questo libro (titolo) o quest'altro (titolo) ad esempio, spunto per poi aprire spiragli di conversazione"

"mmm perchè non alzare il livello, con R*ove*re*do"

"Stupendo!, Io lo adoro, ho letto tutto di lui, tranne l'ultimo, ma provvedo appena esce in economica, non vorrei fosse troppo difficile"

"Capri*ole in sa*lita" è triste, si, ma lascia un messaggio di speranza"

"Hai ragione, non ci avevo pensato"

"Aspetta che lo chiamo è mio amico... tic tic tic... ciao Pi*no, come stai, disturbo?... Ti ho telefonato perché volevo dirti che in questo posto dove lavoro, che tu sai bene, arrivato delle stelle, ecco ora c'è qui una *** che vorrebbe fare un laboratorio di lettura con un tuo libro ecco te la passo...."

"Ehm... salve, sono Pat , una sua lettrice, mi piacerebbe, se Lei fosse disponibile fare questo e quest'altro , sarebbe bello ed interessante avere la sua presenza..."

"
Ma diamoci del tu, non c'è nessun problema, basta che lo sappia prima, ché  vado spesso in giro per i libri.."

"Allora posso ridisturbarLa, ehm chiamarti... per mettere a punto la cosa, mi faccio lasciare il cellulare da N. , che userò con parsimonia, così ci accordiamo?"

"Senza nessun problema..."

"Ciao"

"Ciao".

Ommini, ecco.
A cui la fama e il danaro non hanno tolto l'umanità.
Che fanno ancora cose per altri senza alcun compenso,
che non hanno criteri di verticalità nel relazionarsi,
che sono persone prima di essere un titolo, una carica, una professione,
che hanno salito scale e rammentano cosa sia scenderle.
E tendono una mano a chi è dietro.

Sono le persone a fare i titoli, non il contrario.

Mi compro il tuo ultimo senza attendere l'edizione economica. Ecco.



Grazie N.

AntigoneStella || 23:41 || venerdì, 28 settembre 2007
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Il dito e la luna


Un potente guerriero, a capo del suo esercito, invase un paese vicino. Preceduto dalla sua reputazione, nessuno si azzardava a contrastarlo e avanzava attraversando regioni deserte. Tutti fuggivano davanti a lui.


   Un giorno, in un paesino, entrò in un tempio e scoprì un uomo dall'età indefinibile, seduto, impassibile, nella posizione del loto. Il guerriero, interpretando la presenza immobile dell'anziano come un gesto di sfida, infuriato, sguainò la spada.

  "Sai chi hai davanti, vecchio imprudente? Potrei trafiggerti il cuore con questa spada senza battere ciglio".

   Senza ombra di preoccupazione, l'anziano gli rispose:

   "E tu, sai chi hai davanti? Io posso farmi trafiggere il cuore senza battere ciglio".







Tratto da "Il dito e la luna" di Alejandro Jodorowsky


AntigoneStella || 09:58 || mercoledì, 16 agosto 2006
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Marquez

Se per un istante Dio si dimenticasse che sono una marionetta di stoffa e mi facesse dono di un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto ciò che penso, ma penserei a tutto ciò che dico.

Valuterei le cose, non per il loro valore, ma per ciò che significano.

Dormirei poco, sognerei di più, essendo cosciente che per ogni minuto che teniamo gli occhi chiusi, perdiamo sessanta secondi di luce.

Andrei avanti quando gli altri si ritirano, mi sveglierei quando gli altri dormono.

Ascolterei quando gli altri parlano e con quanto piacere gusterei un buon gelato al cioccolato.

Se Dio mi desse un pezzo di vita, mi vestirei in modo semplice, e prima di tutto butterei me stesso in fronte al sole, mettendo a nudo non solo il mio corpo, ma anche la mia anima.

Dio mio se avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei l’arrivo del sole. Sulle stelle dipingerei una poesia di Benedetti con un sogno di Van Gogh e una canzone di Serrat sarebbe la serenata che offrirei alla luna.

Annaffierei le rose con le mie lacrime per sentire il dolore delle loro spine e il rosso bacio dei loro petali.

Dio mio se avessi un pezzo di vita, non lascerei passare un solo giorno senza dire alle persone che amo, che le amo. Direi ad ogni uomo e ad ogni donna che sono i miei prediletti e vivrei innamorato dell’amore.

Mostrerei agli uomini quanto sbagliano quando pensano di smettere di innamorarsi man mano che invecchiano, non sapendo che invecchiano quando smettono di innamorarsi!

A un bambino darei le ali, ma lascerei che imparasse a volare da solo.

Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia, ma con la dimenticanza.

Ho imparato così tanto da voi, Uomini... Ho imparato che ognuno vuole vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità sta nel come questa montagna è stata scalata.

Ho imparato che quando un neonato stringe per la prima volta il dito del padre nel suo piccolo pugno, l’ha catturato per sempre.

Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare dall’alto in basso un altro uomo solo per aiutarlo a rimettersi in piedi.

Da voi ho imparato così tante cose, ma in verità non saranno granchè utili, perchè quando mi metteranno in questa valigia, starò purtroppo per morire.

Dì sempre ciò che senti e fa’ ciò che pensi.

Se sapessi che oggi è l’ultima volta che ti guardo mentre ti addormenti, ti abbraccerei fortemente e pregherei il Signore per poter essere il guardiano della tua anima.

Se sapessi che oggi è l’ultima volta che ti vedo uscire dalla porta, ti abbraccerei, ti darei un bacio e ti chiamerei di nuovo per dartene altri.

Se sapessi che oggi è l’ultima volta che sento la tua voce, registrerei ogni tua parola per poterle ascoltare una e più volte ancora.

Se sapessi che questi sono gli ultimi minuti che ti vedo, direi “ti amo” e non darei scioccamente per scontato che già lo sai.

Sempre c’è un domani e la vita ci dà un’altra possibilità per fare le cose bene, ma se mi sbagliassi e oggi fosse tutto ciò che ci rimane, mi piacerebbe dirti quanto ti amo, che mai ti dimenticherò.

Il domani non è assicurato per nessuno, giovane o vecchio. Oggi può essere l’ultima volta che vedi chi ami. Perciò non aspettare oltre, fallo oggi, perchè se il domani non arrivasse, sicuramente compiangeresti il giorno che non hai avuto tempo per un sorriso, un abbraccio, un bacio e che eri troppo occupato per regalare un ultimo desiderio.

Tieni chi ami vicino a te, digli quanto bisogno hai di loro, amali e trattali bene, trova il tempo per dirgli “mi spiace”, “perdonami”, “per favore”, “grazie” e tutte le parole d’amore che conosci.

Nessuno ti ricorderà per i tuoi pensieri segreti. Chiedi al Signore la forza e la saggezza per esprimerli. Dimostra ai tuoi amici e ai tuoi cari quanto sono importanti.
AntigoneStella || 02:59 || sabato, 22 luglio 2006
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"La felicità? E' fare l'amore per amore. E' il cuore che rischia di scoppiare a forza di battiti, quando uno sguardo insostituibile si posa sulla vostra bocca, quando una mano lascia una traccia di sudore dietro al ginocchio sinistro. E' la saliva dell'essere amato che vi scivola in gola, zuccherata e trasparente. E' il collo che si allunga, si libera delle contrazioni e della fatica, diviene interminabile perchè una lingua ne percorre tutta la lunghezza. E' il lobo dell'orecchio che pulsa come un bassoventre. E' la schiena che delira e s'inventa suoni e brividi per dire "ti amo". E' la gamba che si alza, consenziente, le mutandine che cadono come una foglia, inutile e fastidiosa. E' una mano che si addentra nella foresta dei capelli, ne sollecita le radici e le innaffia, senza parsimonia, con la propria tenerezza. E' il terrore di doversi aprire e l'incomparabile desiderio di offrirsi, mentre nel mondo ogni pretesto è buono per piangere. La felicità è Driss,la prima volta che si è rizzato dentro di me, e le sue lacrime che scivolavano nell'incavo della mia spalla. La felicità era lui. Ero io.

Al di fuori di questo,c'erano solo fosse comuni e discariche pubbliche."



Nadjma

AntigoneStella || 11:54 || sabato, 06 maggio 2006
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Non mi interessa sapere qual’è il tuo mestiere...

Voglio sapere per che cosa si strugge i tuo cuore e se hai il coraggio di sognare l’incontro con ciò che esso desidera.



Non mi interessa sapere quanti anni tu abbia...

Mi interessa sapere se correrai il rischio di fare il pazzo per amore, per il tuo sogno, per l’avventura di essere vivo.



Non mi interessa sapere quali pianeti quadrano con la tua luna...

Voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dolore, se le difficoltà della vita ti hanno portato ad aprirti oppure ... a chiuderti in te stesso nel timore di soffrire ancora! ...

Voglio sapere se sei capace di stare nel dolore, tuo o mio, senza far nulla per nasconderlo, o per allontanarlo, o cristallizzarlo.

Voglio sapere se sei capace di stare nella gioia, tua o mia, se puoi scatenarti nella danza e lasciare che l’estasi ti invada fino alla punta delle dita dei piedi o delle mani, senza esortarci ad essere prudenti o realistici, o consapevoli dei limiti umani.



Non mi interessa sapere se la storia che mi racconti è vera...

Voglio sapere se sei capace di deludere un altro per restare fedele a te stesso, e di non tradire mai la tua anima , a costo di lasciare che gli altri ti chiamino traditore.

Voglio sapere se puoi essere di parola, e quindi degno di fiducia.

Voglio sapere se sei capace di trovare la bellezza anche nei giorni in cui il sole non splende, e se puoi dare inizio alla tua vita sulle sponde di un lago, gridando "sì" al bagliore d’argento della luna piena.



Non mi interessa sapere dove vivi, né quanto denaro possiedi...

Voglio sapere se dopo una notte disperata di pianto sei capace di alzarti, così come sei, sfinito e con l’anima ricoperta di lividi, per metterti a fare quello che c’è da fare per i bambini.



Non mi interessa sapere chi conosci, nè come ti trovi qui...

Voglio sapere se starai in piedi con me al centro del fuoco, senza tirarti indietro.



Non mi interessa sapere che cosa hai studiato, né con chi e neppure dove...

Voglio sapere che cosa ti sostiene da dentro quando tutto il resto viene a mancare.

Voglio sapere se puoi stare da solo con te stesso, e se la tua compagnia ti piace veramente, nei momenti di vuoto"



Oriah Mountain Dreamer



dedicato a me.
AntigoneStella || 12:58 || sabato, 18 marzo 2006
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"Non voglio vivere mezzo morto il più a lungo possibile.

Voglio rimanere vivo il tempo necessario a convincermi che sono esistito davvero"



"Le paure si contano da soli. Le speranze in due"
AntigoneStella || 21:30 || domenica, 29 gennaio 2006
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Leggere, aspirare, prosciugare, assorbire tutto, che i libri sono mondi creati da altri e ricreati da ogni lettore, lode a chi inventò questo superbo modo di transitare tra pensieri, atmosfere ed emozioni appartenuti a tempi e universi così disparati. Avere sempre in borsa un libro significa non essere mai soli, mai. Voglio tingermi dei colori dei libri fino all'ultimo respiro, intrisa di cambiamenti molecolari impercettibili e nel mio universo grandiosi. Parole che si accatastano l'una dentro l'altra e si spostano e si scelgono e si impongono.... io le amo. Anche quando nella mia testa litigano. Io le amo. Anche quando si nascondono e non si fanno trovare. Io le amo. E amo chi le scrive e chi le dona e chi le stampa e chi le vende. Leggere mi è necessario come respirare.
AntigoneStella || 21:26 || domenica, 29 gennaio 2006
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